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Foto di Fabio Monetti
Foto di Fabio Monetti

DjeliBIT è un inusuale matrimonio musicale che ha mescolato la musica etnica di Baba Sissoko e l’elettronica di Nicodemo, e con l’importante presenza delle Lilies on Mars (Lisa Masia e Marina Cristofalo). Il progetto ha trovato sbocco con la pubblicazione del disco omonimo, uscito lo scorso 16 ottobre.

Il viaggio DjeliBIT è proseguito nel Gran Ghetto di Rignano Garganico (raccontato alle telecamere di TV7 di Rai Uno), e quindi al festival Linea d’Ombra di Salerno.

Nicodemo ha risposto alle domande di Borderline24.

Come è avvenuto l’incontro tra Baba Sissoko, Nicodemo e Lilies on Mars?

Conoscevo Baba in quanto grande artista e grazie all’intercessione di Francesco Marra, divenuto poi Manager del progetto DjeliBIT, ebbi l’opportunità di ospitarlo a Studio XXXV Live, un format crossmediale dedicato alla musica nell’infosfera, per una “monografia stereo” a lui dedicata. Fu un concerto bellissimo, praticamente una messa cantata e rimasi molto colpito dalla sua capacità di coinvolgere e quasi ipnotizzare il pubblico presente in sala. Successivamente, mi offrì la possibilità di produrre, in versione electro, due suoi brani: Ebi e Tchi Wara… e da lì, tutto ebbe inizio. La genesi del disco è stata molto naturale: Baba trascorse alcuni giorni a Cava de’ Tirreni e con il supporto di Johnny Paglioli ai “suoni”, registrò una serie di tracce vocali e strumentali, lasciandomi così un hard disk pieno di contenuti preziosi da post produrre. La mia fu un’immersione totale in un mondo fatto di sintetizzatori, drum machine e programmazioni elettroniche… Dopo qualche mese di lavorazione, Baba, ascoltato il materiale, mi disse: è nato il nostro disco! DjeliBIT è l’Africa che va verso l’Europa e viceversa e, soprattutto, un’esperienza che contempla tra i suoi temi fondanti la condivisione; tant’è che sentii la necessità di proporre a Baba la collaborazione di un duo che fa da sempre dell’avanguardia e della sperimentazione, il suo punto di forza: le Lilies on Mars. Lui accettò, loro anche… Ed eccoci qui!

Come siete riusciti a trovare il giusto equilibrio tra le vostre diverse espressioni?

La nostra volontà era incrociarsi, scoprire l’uno il mondo dell’altro. Avevamo le idee abbastanza chiare circa il concept dell’album: la tradizione accanto all’innovazione, gli strumenti acustici che convivessero con l’elettronica, le culture… Affinché convivessero. Penso che se le nostre diverse espressioni non avessero raggiunto un equilibrio, non avrei potuto parlare qui di quest’esperienza che ripeto, sin dall’inizio, ci ha entusiasmati tanto, soprattutto per la naturalezza con cui ha preso vita.

I brani di DjeliBIT sembrano tutti comunicare un messaggio positivo, anche in contrasto con la musica che può riverberare sensazioni diverse.

Baba è un griot, un portatore di buoni messaggi con la missione di tenere in vita gl’insegnamenti del passato, in sintesi, un’enciclopedia vivente. Al centro ci sono i valori: il rispetto della natura nel senso filosoficamente più largo. Credo che una delle soluzioni per affrontare le dinamiche del presente, sia adeguarsi al tempo, soprattutto per non subirlo, ma per viverlo. La modernità ci induce a correre, a conoscere i nuovi linguaggi del 2.0 e ci è sembrato davvero interessante accostare i messaggi positivi di Baba – il griot – ad atmosfere sonore che descrivessero l’accelerazione dei nostri giorni. In effetti la risposta è da ricercare nel titolo dell’Album: “Djeli”, ovvero il ramo etnico di Sissoko e “Bit”, l’unità di misura, appunto, della modernità.

Cosa ricorderanno di più, di questo viaggio?

Non dimenticherò mai i momenti trascorsi nel Gran Ghetto di Rignano Garganico, posto in cui circa 2000 migranti vivono in una situazione di emarginazione convivendo con il fenomeno del caporalato e dove ci è stata concessa la possibilità di portare il nostro live. I loro sguardi al nostro ingresso nel campo, la loro giustificata diffidenza nel veder entrare lentamente due furgoni 9 posti ed un auto di perfetti sconosciuti e poi, magicamente, la grande festa con tutta la comunità e con gli amici di Funky Tomato e Radio Ghetto. Ci hanno accolto nelle loro “case”, abbiamo parlato e ballato fino a tarda notte… Una di quelle esperienze che lasciano un segno (assolutamente positivo).


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