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BARI – Il processo è morto ancora prima di iniziare. A quasi dieci anni dalla presunta truffa delle bombole di ossigeno ipotizzata dalla Procura di Bari, oggi è iniziato il processo che coinvolge 26 persone, ma durante l’udienza la Procura ha annunciato che quasi tutti i reati andranno in prescrizione entro maggio 2017, tranne l’associazione per delinquere che, comunque, si prescriverà nel 2018.\r\n\r\nAlla sbarra ci sono 9 medici, 2 infermieri e 15 imprenditori, accusati – a vario titolo – di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, falso e truffa ai danni dello Servizio sanitario nazionale in relazione alla fornitura di gas medicinali da parte di numerose Asl italiane. Il danno erariale presunto ammonta a sei milioni di euro, i fatti contestati risalgono agli anni 2007-2009. Secondo le indagini dei carabinieri del Nas di Bari, coordinate prima dai pm Ciro Angelillis e Gianna Nanna e poi, a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio dal pm Larissa Catella, sarebbe stata prescritta ossigenoterapia a pazienti che non ne avevano bisogno, con relativo rimborso da parte delle Asl alle due aziende che commercializzavano i gas medicali, la Messer Italia Srl e la Medigas Italia Srl.\r\nDieci gli ospedali coinvolti nell’indagine, di cui cinque nella provincia di Bari (Triggiano, Bitonto, Acquaviva, l’Istituto di Riabilitazione di Cassano Murge, San Paolo), tre in Salento (Gallipoli, Casarano e Poggiardo), uno a Torremaggiore (Foggia) e il Policlinico Umberto I di Roma.\r\nIl processo, iniziato oggi senza alcuna parte civile costituita, è stato rinviato al prossimo 16 febbraio 2017 per il conferimento dell’incarico al perito che dovrà trascrivere le intercettazioni.


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