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In Puglia quasi una donna su tre – il 30 per cento – minimizza la violenza tra le pareti domestiche o sul lavoro, arrivando quindi ad accettarla. A lanciare l’allarme è il sindacato Cgil Puglia, che questa mattina ha presentato i risultati di una ricerca sul tema durante l’incontro “Più consapevoli, meno sole” all’istituto Perotti di Bari. “Dai dati – spiegano – emerge una marcata tendenza alla minimizzazione del valore degli episodi violenti con il rischio di essere protagoniste inconsapevoli di una dinamica difficile da interrompere e finanche pericolosa”.\r\n\r\nLa ricerca della Cgil\r\n\r\nIl campione di pubblico femminile che ha risposto alle 14 domande – come “Una tua amica ti racconta che il suo convivente la picchia regolarmente e oggi lei ha scoperto di essere incinta. Che fai?” – è molto variegato: le intervistate avevano un’età che andava dai 16 ai 74anni, tutte in possesso di titolo di studio differente, sia occupate sia senza lavoro. Inoltre provenivano tutte dalla Puglia, in buona parte da Bari. Alla domanda solo la metà di loro ha risposto “dovrebbe tutelare il nascituro rivolgendosi ai servizi sociali”; la restante parte ha scelto una delle altre due risposte, ovvero “sono contenta per lei, sicuramente ora lei cambierà” o “è incinta quindi non potrà più picchiarla”. Parole che voglio far passare in secondo piano il gesto violento.\r\n\r\nL’identikit di chi accetta l’idea della violenza sulle donne\r\n\r\nDai dati emerge quindi che il 30 per cento delle intervistate ha mostrato una bassa consapevolezza di quella che è una violazione dei propri diritti. E il loro identikit è diverso da quello che si potrebbe immaginare: “La quasi totalità di quel 30 per cento – spiegano dalla Cgil – che ha mostrato la bassa soglia di consapevolezza è rappresentato da donne giovanissime, sotto i 30 anni e in possesso di titolo di studio medio alto. Questo dimostra che la consapevolezza di genere non può mai essere data per scontata e prescinde sia dal dato anagrafico sia dalla qualità del titolo di studio posseduto”.\r\n\r\nL’incontro con gli studenti del Perotti\r\n\r\nIn vista della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, prevista domani, è stato quindi organizzato un dibattito sul tema con gli alunni dell’istituto alberghiero Perotti, così “da permettere a loro di capire che le violenze non possono essere accettate, anche se per alcune donne è prerogativa dello stare assieme ad un uomo forte”, ha spiegato la docente dell’Università di Bari Letizia Carrera. Anche ai ragazzi è stato distribuito il questionario della ricerca e hanno discusso insieme delle loro risposte. “Ci ha sorpreso – ha spiegato la dirigente dell’istituto Rosangela Colucci -, come gli studenti maschi sono molto sensibili alla tematica. Una cosa che non ci aspettavamo”.\r\n\r\nAll’incontro è intervenuto anche il segretario generale della Cgil bari Gigia Bucci. “Per fermare questo fenomeno – ha concluso – ci vuole prevenzione, sensibilizzazione e sicurezza, sia in città che nei luoghi di lavoro. Quest’ultimo punto poi è particolarmente importante. Dobbiamo spiegare l’importanza dei ‘centri antiviolenza’, ovvero gli enti a cui chi subisce una violenza possa ricorrere per essere assistita nel denunciare il proprio aggressore e nel ricominciare una nuova vita. Bisogna che ne vengano aperti sempre di più. Ci vuole poi la certezza della pena per questi reati”.


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