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Il Comune di Bari compare nella top ten delle città con l’Imu e la Tasi sulla seconda casa più care, insieme a Foggia. È quanto emerge da uno studio della Uil.

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Bari figura in sesta posizione (dopo Roma con 1032 euro, Milano, Bologna, Genova e Torino) con una media per quanto riguarda il saldo Imu/Tasi (che scade domani 16 dicembre) di 851 euro a famiglia e un costo totale di 1702 euro. Foggia segue il capoluogo regionale di due posizioni con una media di 744 euro, anche se lo stesso Comune di Foggia compare nella top ten delle città dove comunque c’è stato un risparmio (326 euro) in seguito all’abolizione della Tasi sulla prima casa. Altra “consolazione” è che il risparmio medio in Puglia per quanto riguarda l’abolizione della Tasi sulla prima casa è pari a 231 euro e risulta più elevato della media nazionale (191 euro)

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“Non sarà un fine anno felice per il portafoglio di tanti pugliesi – commenta Aldo Pugliese, segretario generale della Uil Puglia –  purtroppo, mentre l’Istat evidenzia una differenza abissale tra il Mezzogiorno e il Centro-Nord a livello di reddito e di consumi familiari e con i dati relativi alla disoccupazione e alla povertà relativa in costante aumento nella nostra regione, a breve il salasso di Imu e Tasi andrà a peggiorare ulteriormente la situazione”.

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Anche gli altri capoluoghi di provincia regionali si attestano a livelli molto alti e al di sopra della media nazionale (535 euro): Brindisi 672, Lecce 621 e Taranto 645.

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“Al danno di dover pagare aliquote altissime – prosegue Pugliese – si aggiunge la beffa di ottenere, in cambio di balzelli salatissimi, servizi non all’altezza di altri centri urbani del settentrione. Si pensi ai trasporti, che in Puglia e nelle città citate fanno acqua da tutte le parti e accumulano debiti e scandali con frequenza pressoché quotidiana. Oppure alla sicurezza, che a cominciare da Bari, ma gli altri capoluoghi non fanno eccezione, non è certo garantita al 100 per cento o all’igiene urbana, che in alcuni casi è una chimera, con tassi di differenziata bassissimi, servizi di raccolta inefficienti e aziende allo sbando”.

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