“Con riferimento all’asta del 18 marzo 2016 è emersa una significativa anomalia, consistita nell’inserimento manuale di ordini di vendita…. Tra gli ordini inseriti successivamente in violazione del criterio cronologico vi sono gli ordini di vendita riconducibili a Debar costruzioni spa e ad alcuni esponenti della famiglia De Bartolomeo”. Ordini inseriti “benché privi di data certa di acquisizione dell’ordinativo. Di qui il fondato sospetto che detto inserimento sia stato eseguito in assenza di presupposti”.\r\n\r\nLe accuse della Procura\r\n\r\nE’ quanto sostengono i pm della Procura di Bari, Lidia Giorgio e Federico Perrone Capano nel decreto di perquisizione eseguito giovedì scorso nelle sedi legali e amministrative della Banca Popolare di Bari nell’ambito di un’inchiesta in cui viene ipotizzato il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza. Al momento non ci sono indagati, secondo la Procura la Bpb avrebbe violato l’ordine cronologico che permette di far vendere le azioni a chi ha presentato per primo la richiesta. Ad avvantaggiarsene – sempre secondo la Procura – sarebbe stata la Debar della famiglia De Bartolomeo perché, in questo modo, la Debar sarebbe riuscita a liberarsi di 430 mila titoli al prezzo originario di 9,53 euro, cioè prima che il valore fosse deprezzato del 20%, incassando 4 milioni e 97mila euro. Il tutto a discapito di altri soci della banca che avevano chiesto prima di vendere le proprie quote.\r\n\r\nL’assemblea di marzo 2016\r\n\r\nL’inchiesta, quindi, ruota attorno all’asta di marzo 2016, cioè pochi giorni prima dell’assemblea che annunciava la trasformazione della Popolare in Spa. Qualche ora dopo il titolo perse il 20 per cento del suo valore passando da 9,53 a 7,50 euro per azione. Poche ore prima del deprezzamento qualcuno però riuscì a liberarsi delle quote, infatti secondo la magistratura inquirente furono vendute circa 2 milioni di azioni a prezzo pieno. La guardia di finanza ha acquisito l’elenco completo.\r\n\r\nLa difesa\r\n\r\nLa Banca Popolare si difende sostenendo che si è trattato solo di piccoli errori già corretti, anche i De Bartolomeo rigettano al mittente le accuse: “La famiglia De Bartolomeo e la Debar Costruzioni spa – si legge in una nota – non hanno ottenuto nessun guadagno dalle operazioni in Banca Popolare di Bari. Le azioni vendute pari a 430mila sono solo una parte di quelle  detenute dalla società, che anche conseguentemente alla vendita, ha registrato una perdita di circa 660mila euro – è scritto ancora – i componenti della famiglia De Bartolomeo non hanno venduto nessuna delle azioni da loro possedute e, al pari di piccoli e grandi azionisti, hanno registrato, a seguito della svalutazione delle azioni a 7,50 euro, una perdita secca paria a circa 440mila euro. Pertanto nessun guadagno è stato realizzato”. La Procura invece sostiene nel decreto di sequestro che ci sia stato “un trattamento di favore da parte del management della Popolare di Bari nei confronti del socio Debar spa”, da qui l’accusa di presunte “condotte lesive dell’integrità patrimoniale della banca”.

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3 COMMENTI

  1. Impossibile che debar abbia perso soldi poiché la quotazione di vendita 9,53 è la piu’ alta mai raggiunta prima.\r\nQuindi credo sia una colossale balla. Noi piccoli riparmiatori abbiamo una sola speranza……..viva PROCURA E GIUDICI

  2. GRAZIE BORDERLINE 24 solo con VOI e pochi altri un po’ di VERITA’ .\r\nI SERVI DI PALAZZO della CITTA’ TACCIONO. SPERIAMO per SEMPRE in modo che le loro stronzate non devino questa interpretazione dalla INCHIESTA.

  3. Ma Jacobini & C. pensano ancora che abbiamo l’anello al naso?\r\nDe Bartolomeo, come già fatto notare, tecnicamente non può aver perso se ha venduto prima della svalutazione delle Azioni. Lo andassero a raccontare a qualcun altro!!!\r\nQui c’è bisogno di pulizia e la puzza che si sente su questa vicenda è ben peggiore della puzza che si sente la sera a Japigia!!!\r\nSono convinto che questa volta la Magistratura abbia centrato l’obiettivo.\r\nFrancesco Pellegrini

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