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“Fateci tornare a casa. I posti ci sono”. Questo è solo uno degli striscioni di protesta dei “nastrini rossi” – i docenti pugliesi trasferiti al centro e al nord Italia per effetto della legge sulla “Buona scuola” – che questa mattina alle 11 hanno organizzato un sit-in sotto la sede della Regione Puglia in via Capruzzi.\r\n\r\nLa protesta \r\n\r\nA riunirsi sono stati circa 40 insegnanti iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento, che hanno richiesto a gran voce la deroga del vincolo triennale per i trasferimenti e le assegnazioni provvisorie. Tutti provvedimenti che serviranno ad evitare quella che i docenti chiamano “una nuova deportazione”, quest’anno scampata solo grazie all’emendamento Puglisi della legge. “Abbiamo incontrato – ha spiegato la coordinatrice dei “Nastrini rossi” pugliesi Francesca Marsico – il consigliere Alfonso Pisicchio, che come sempre ci ha confermato il suo sostegno per la nostra battaglia. Non ci arrenderemo finché non otterremo quello che è un nostro diritto”. La protesta si è svolta in contemporanea a Napoli in via Santa Lucia, a Palermo in piazza Indipendenza e a Pescara in piazza Salotto.\r\n\r\nI docenti: “Il ruolo per noi è diventato un incubo”\r\n\r\n”Siamo in 25mila e solo in Puglia 3mila e 200 – hanno spiegato gli insegnanti riuniti a Bari -. Tutti docenti del Sud, per la gran parte donne di 45 anni che nel mezzo delle proprie carriere lavorative sono stati spostati coattivamente in ambiti scolastici del nord Italia”. “Il ruolo – proseguono – per noi è diventato un incubo che ha reso le nostre vite precarie, lontani dai nostri affetti e più poveri di prima che eravamo docenti a tempo determinato. La nostra protesta continua perché non è tollerabile che al Sud manchino docenti, tanto che le graduatorie sono praticamente tutte esaurite e in cattedra, per insegnare agli alunni con disabilità si chiamino docenti che non hanno neppure l’abilitazione al semplice insegnamento”.


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