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Dopo 17 anni la saga degli X-men è giunta ad una tragico ma epico epilogo con Logan – The Wolverine. Avviata nel lontano 2000 da Bryan Singer, la serie è proseguita in un alternarsi frenetico di supereroi e registi. Il franchise sui mutanti capeggiati dal Professor Charles Xavier conta, infatti, ben 9 film in totale, 3 della saga originale, 3 spin-off su Wolverine e 3 prequel (in ordine di uscita: X-Men, X-Men 2, X-Men – Conflitto finale, X-Men le origini – Wolverine, X-Men – L’inizio, Wolverine – L’immortale, X-men – Giorni di un futuro passato, X -Men – Apocalisse, Logan – The Wolverine) e ha contato ben 5 registi diversi in cambina di comando (il già nominato Singer, Matthew Vaughn, James Mangold, Brett Ratner e Gavin Hood).

Se a Singer spetta il merito di aver dato vita e cuore alla saga, e a Matthew Vaughn quello di averla reboot-tata in chiave giovanile e trendy (con i suoi giovani protagonisti imprestati alle serie del momento, come Sophie Turner di GOT o Evan Peters di American Horror Story, i figli di papà come Zoe Kravitz, e le megastar di nuova generazione come Jennifer Lawrence), Gavin Hood prende un premio per il maggiore impegno profuso nel rivoluzionare le regole non scritte dei cinecomics.

Questa pellicola finale è, infatti, un film come nessun altro nella saga perché profondamente cinico e spietato ma al tempo stesso incredibilmente commovente ed umano. I personaggi e le loro vicende di Logan – The Wolverine sono umanizzati a tal punto da renderlo un film profondo e drammatico più che un mero exploit d’azione infarcito di CGI.

SEGUONO SPOILERS!

Laura

Logan – Thw Wolverine è ambientato a 2029 a distanza di anni dalla guerra che ha visto estinguersi i mutanti (vedi X-Men apocalisse). In questo futuro (letteralmente) post-apocalittico Logan (Hugh Jackman) e Charles Xavier (Patrick Stewart) sono convinti di essere gli unici mutanti in un mondo ostile che cerca solo una scusa per perseguitarli e annientarli. La verità è invece ancora più inquietante perchè in una clinica supersegreta in Messico nuovi mutanti sono allevati come cavie per diventare soldati super potenti asserviti al governo.

Una delle cavie mutanti è Laura, una ragazzina con artigli d’adamantio e capacità auto curative eccezionali. Vi ricorda niente? Ovviamente sì! Perché Laura non è altri che la figlia creata in vitro di Logan! Aiutata da un’infermiera della clinica a scappare, la ragazzina si mette sulle tracce di Wolverine e lo prega di accompagnarla alla frontiera con il Canada per scappare con i suoi amici mutanti oltre il confine.

Questa però non è la storia di una rivincita e non è nemmeno una storia di come i supereroi hanno salvato il mondo. Il mondo di Logan – The Wolverine è, infatti, ormai perduto, e per quanto strano possa sembrare, i temi focali attorno ai quali gira il film sono quelli più quotidiani e meno grandiosi della fedeltà alla famiglia, della vecchiaia invalidante, del senso di colpa strisciante, della morte anti-eroica che pone fine alle sofferenze dell’individuo.

L’ultimo capitolo della saga di Charles & co. non è nemmeno incentrato sulla lotta tra il bene e il male. Non c’è nulla di moralizzante nel film né nella figura di Wolverine, nonostante il suo nuovo ruolo di padre involontario e riluttante. A guidarlo è, anzi, da un lato un puro istinto di sopravvivenza bestiale e, da un altro lato, un opposto e non troppo inconscio desiderio (Freudiano) di morte. A fare da contraltare al cinismo di Wolverine c’è, per fortuna, il sempre ottimista Charles, il Professor X, il grande mentore, ridotto dall’età e dalla malattia a vecchio fragile e paralitico ma pur sempre saggio.

logan-wolverine-charlesxavier

L’accoppiata, composta dall’aspirante suicida dallo scheletro d’adamantio e il telepate senile il cui cervello è omologato come arma di massa, è il vero punto forte del film e risulta emotivamente complessa e a tratti semplicemente esilarante. Il rapporto con Laura è invece freddo e distaccato, decisamente secondario, perché in fondo, la famiglia non è solo una lotteria genetica ma un groviglio oscuro di storie passate ed emozioni contrastanti.

Per il peso emotivo che film porta con sé, il finale incredibilmente tragico sembra l’unico appropriato: che i personaggi non se ne vadano con un botto ma tirando un sospiro di sollievo alla fine di una travagliata esistenza dentro e fuori lo schermo è pura poesia fatta pellicola digitale.


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