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Dopo Camerino e Valladolid, premiati anche a Ferrara sei neoarchitetti del Politecnico di Bari

Pubblicato da: redazione | Mer, 22 Marzo 2023 - 18:50
I 6 premiati con la docente del poliba (1 a sx) a Ferrara 22marzo2017
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Terzo importante riconoscimento per i sei laureati in architettura del Politecnico di Bari che hanno presentato nel 2016 una tesi sul restauro del Castello di Ginosa. Dopo il premio di Architettura e cultura urbana dell’Università di Camerino e quello dell’Università di Valladolid, i ragazzi sono stati selezionati tra i migliori anche dalla commissione del premio internazionale di restauro “Domus Restauro e Conservazione Fassa Bortolo”.
Le sei medaglie d’oro del restauro architettonico sono Antonio Albanese (Fasano), Federica Allegretti (Monopoli), Carla Castellana (Putignano), Angela Colamonico, Federica Fiorio (Bitonto), Martino Marasciulo, mentre la relatrice del laboratorio di tesi di laurea è la professoressa Rossella de Cadilhac del Politecnico di Bari.

Il premio “Domus Restauro e Conservazione Fassa Bortolo”, si è concluso dopo la valutazione da parte della giuria di novanta progetti candidati. L’iniziativa – curata dal Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e l’Azienda Fassa Srl – ha selezionato e premiato tesi di Laurea, di Master, Dottorato o Specializzazione, che abbiano saputo interpretare i princìpi conservativi nei quali la comunità scientifica si riconosce, anche ricorrendo a forme espressive contemporanee.

“La tesi sviluppa un progetto di restauro assai complesso  – recita il verbale della giuria – proponendo una rigorosa metodologia d’intervento puntualmente rappresentata in tutte le sue fasi e alle diverse scale di approccio, dal contesto territoriale, al dettaglio architettonico. Valorizzano il lavoro l’ottimo livello del rilievo architettonico, il riferimento e la lettura della struttura morfologica del contesto territoriale, la puntuale analisi del degrado, la lettura dei dissesti strutturali e gli interventi di consolidamento materico-strutturali previsti, sempre attenti al criterio del “minimo intervento”, aspetto centrale nell’ambito dell’intero lavoro. Di notevole interesse, nella valutazione del progetto, è la nuova destinazione d’uso prevista che esalta il valore delle preesistenze senza alterare il significato dell’architettura e i suoi caratteri di autenticità”.

Il castello normanno di Ginosa, edificato nell’undicesimo secolo, è inagibile dal 2014 a seguito dell’alluvione che coinvolse la città. “Il progetto realizzato dai neo-laureati – spiega la coordinatrice del laboratorio di tesi – in sintonia con l’antica spazialità ed in accordo con le risorse locali, i bisogni e le aspettative della collettività di Ginosa, propone con interventi minimi di trasformare il Castello in un luogo esperienziale con finalità ludico-didattiche dove relazionare il gioco con le discipline dell’arte, della scienza e dell’archeologia”.

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