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Quando leggo qualche articolo che tratta di cartellonismo – parola sconosciuta anche al dizionario, per la verità – è sempre in coincidenza di qualche importante evento espositivo oppure per celebrare il nome di qualche grosso marchio industriale che ha fatto storia: La Rinascente con i manifesti di Dudovich, la Perugina con quelli di Seneca, la Campari con quelli di Depero. Capita troppo di rado, invece, di leggere articoli che aprono una finestra sul mondo del cartellonismo meno noto, che pure si era occupato di illustrare pubblicitariamente il microcosmo produttivo delle province e dei piccoli borghi.

Bellissimo e appassionato, in proposito, un articolo di Massimo Gatta sulla figura dell’abruzzese Marino Di Carlo*, pubblicato qualche tempo fa su “Charta”, anche se qui parliamo di minori più che di anonimi. Eccezioni a parte, non c’è mai attenzione per questi ultimi e si tralascia così di considerare che la storia del manifesto pubblicitario invece è rappresentata anche dalle migliaia di manifesti che furono opera di perfetti sconosciuti. La réclame cartellonista non sarebbe diventata quel fenomeno artistico che fu senza il sostanziale e determinate contributo degli anonimi. Questo va rimarcato anche quando occuparsi di loro incontra le difficoltà, spesso insormontabili, di ricostruire una sigla illeggibile messa in calce ad un cartello.

Studiando ad esempio alcune cartoline degli anni ’50 che ritraggono via Sparano a Bari mi accorgo dell’esistenza di una miniera di manufatti pubblicitari che all’epoca affollavano la strada, opera di sconosciuti vetrinisti o di anonimi artigiani del neon: SiSi, Barbisio, Tricofilina Linetti, Fresa, Gabriella, Diva, Aperol… sconosciuti professionisti dell’arte pubblicitaria che avevano avuto, però, il talento di rendere viva una strada. Peccato dimenticarseli, no?

* “Il segno da riscoprire. Marino Di Carlo disegnatore e adornatore di libri”, «Charta», n. 133, maggio-giugno 2014, pp. 46-49.


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