Il Consiglio comunale, dopo le offese sessiste rivolte con un biglietto anonimo durante una votazione segreta alla consigliera di opposizione Irma Melini, ha chiesto formalmente all’Avvocatura di valutare tutte le strade possibili per risalire all’ autore del gesto, anche con perizia calligrafica. “Con un ordine del giorno che aveva il sottoscritto come primo firmatario – ci spiega il presidente del Consiglio comunale, Pasquale Di Rella – abbiamo dato mandato all’Avvocatura di individuare le azioni da intraprendere per fare chiarezza su quanto accaduto. Si è trattato di un gesto che ha portato al disprezzo nazionale dell’intera Aula”.

E mentre nei corridoi di Palazzo di Città si rincorrono voci sul presunto responsabile, c’è chi ricorda il clima ormai teso tra i banchi dei consiglieri. “Non si tratta più di un semplice conflitto dialettico sano della politica – ci spiega ancora Di Rella – ma in alcuni casi di odio personale. Ormai sembra che ci sia un clima da tutti contro tutti”.

Anche Michele Caradonna, il consigliere comunale che ieri si è trovato a leggere il biglietto durante lo spoglio per la votazione segreta, condanna aspramente quanto accaduto. “Avevo chiesto di sospendere subito la seduta – commenta – perché contro un tale atto l’intero Consiglio deve compattarsi e dare una risposta concreta”.

Anche la stessa vittima, Melini, torna su Facebook sulla questione.

“Un gesto vigliacco, sessista, squallido, cattivo, che mi ha spiazzato e disgustato come donna e come consigliera – scrive in un post –  un gesto che infanga l’Aula Dalfino, l’immagine del nostro Comune, l’immagine di una donna che si batte per il proprio territorio, che riesce a resistere e a farsi valere sempre e comunque.
Vergogna.  Non hai attaccato me. Hai attaccato tutte le donne che si battono per essere libere e per incidere in questa società , ma hai anche attaccato coloro che hanno scelto di restare un passo indietro, come le mamme, le mogli, le professioniste e le dipendenti che non appaiono, ma ci sono.  Noi donne esistiamo sempre.
Quando il Presidente Di Rella ha letto quelle terribili parole io ho pensato solo: perché? Perché così cattivo, perché sei seduto davanti a me e ti sei nascosto dietro un voto segreto?  Perché ti siedi ancora a rappresentare i baresi dopo aver dimostrato di essere indegno?  Sono stata sopraffatta da un pianto fragoroso e non liberatorio.  Sarà liberatorio quando saprò chi è e mi sarò battuta per mandarlo via dal Consiglio comunale. Vergogna”. 

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