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In Italia sono oltre 3 milioni e 200 mila le persone che dichiarano di avere il diabete (dati Istat 2016): negli ultimi trent’anni si è passati dal 2,9% al 5,6% dell’intera popolazione. Ma spicca un importante divario Nord-Sud: valori più elevati della media si evidenziano in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo e Lazio, mentre quelli più bassi spettano alle province autonome di Trento e Bolzano e alla Liguria.

Un divario analogo a quello tra zone rurali e centri urbani. A disegnare la mappa dell’Italia diabetica è l’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report, realizzato da Ibdo Foundation e Università di Roma Tor Vergata, con il patrocinio di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Associazione nazionale comuni italiani (Anci), Istituto nazionale di statistica (Istat), Istituto superiore di sanità ed HealthCity Institute. L’edizione di quest’anno ha l’obiettivo di evidenziare l’impatto che queste condizioni hanno a livello delle singole regioni italiane. Il tutto tenendo conto anche dell’obesità, uno dei fattori di rischio principali per il diabete, tanto che ormai si parla di “diabesita”. “Possiamo ormai considerare diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze per gli individui e la società in termini di riduzione sia dell’aspettativa sia della qualità della vita, e notevoli ricadute economiche. Si tratta quindi un’emergenza sanitaria che necessita di un’attenzione specifica da parte dei decisori politici, affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno”, spiega Renato Lauro, presidente Ibdo Foundation, nel corso della presentazione del report.

“Nello specifico, parlando di caratterizzazione regionale del diabete, valori più bassi della media” si verificano “nelle province autonome di Trento e Bolzano e Liguria. Anche per la mortalità – aggiunge Roberta Crialesi, dirigente Servizio sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia dell’Istat – la geografia resta simile, con una maggiore penalizzazione del Mezzogiorno, soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia. Nelle regioni del Mezzogiorno, peraltro, si riscontrano anche livelli più elevati di obesità”.

“Un’attenzione particolare – continua Crialesi – merita l’obesità infantile, che presenta marcate differenze territoriali a svantaggio delle regioni del Sud, dove un minore su 3 è in eccesso di peso: le percentuali più elevate in Campania (36,1%), Molise (31,9%), Puglia (31,4%), Basilicata (30,3%) e Calabria (30%), a fronte del valore minimo osservato nelle province autonome di Trento e Bolzano (15,4%)”.


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