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Un casolare-lager dove venivano segregate 10 giovanissime ragazze bulgare costrette dai loro aguzzini a prostituirsi è stato scoperto nelle campagne di Marina di Lesina dai carabinieri del comando provinciale di Foggia che hanno arrestato sei persone – un italiano e cinque cittadini bulgari – che dovranno rispondere di induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, oltre a profili inerenti il reato di riduzione in schiavitù, attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Vere e proprie prigioniere, le donne, quando non erano sulla strada a “lavorare”, venivano costrette in stanze in condizioni igieniche e di sicurezza inaccettabili, chiuse dall’esterno con dei lucchetti per impedire loro di allontanarsi. All’interno delle “camere”, di dimensione di pochi metri quadri, lo stretto necessario per la sopravvivenza: una lampadina, una stufa e nessuna finestra, sempre per rendere loro impossibile la fuga.

Le indagini della Procura di Foggia erano iniziate a seguito della coraggiosa denuncia di una ventenne, di nazionalità bulgara, la quale, approfittando del passaggio avuto da un cliente, si era presentata ai carabinieri dove, con l’ausilio di un’interprete, ha raccontato la sua storia e quella delle sue amiche che, a causa di disagio economico e di bisogno, venivano tratte in inganno per poi essere avviate alla prostituzione lungo le strade. La ventenne ha raccontato di essere stata contattata nel proprio paese da una connazionale, che le aveva proposto di andare in Italia con la promessa di un lavoro onesto e ben retribuito come collaboratrice domestica.

Una volta giunta a San Severo però, la giovane ha trovato ad attenderla un altro suo connazionale che, dopo averle sottratto i documenti e il cellulare, l’aveva minacciata e poi picchiata, costringendola a prostituirsi insieme ad una decina di altre ragazze che, nelle sue stesse condizioni, erano anch’esse recluse nel casolare-lager. Se alle fine della giornata non riuscivano a guadagnare almeno 100 euro ciascuna, venivano picchiate anche con una mazza.


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