• Testimone di ispirazione, creatività ed istinto, con un pallone filtrante nelle aree avversarie. Enrico Chiesa custodisce il suo posto nell’Olimpo speciale degli attaccanti italiani. Cannoniere implacabile, imprevedibile ed elegante nei suoi gesti tecnici, avvezzo alla sinergia ed all’abnegazione, incantatore di folle che ancora oggi scandiscono cori in suo onore, è stato testimonial della terza edizione del Trofeo nazionale Mar Jonio di calcio giovanile. Quest’anno il torneo si è tenuto  in Basilicata, tra Policoro e Nuova siri. Enrico Chiesa è attualmente responsabile tecnico del Centro Federale di Firenze per il settore giovanile. Ed ha dispensato suggerimenti deontologici e messaggi positivi, all’insegna dell’intramontabile metafora che accomuna il calcio e la vita. Una missione che lo invita a coordinare un gruppo di oltre cento allievi, a trasmettere disciplina, insegnamenti e codici da campo: “Per prima cosa le regole-esordisce Enrico Chiesa, alludendo all’approccio coi giovani- Quando si entra in un Centro Federale o in un campo di calcio, bisogna emulare l’etica che un bambino deve onorare in casa. Rispettare il prossimo, il proprio compagno, gli allenatori, il luogo in cui ti alleni. Un esempio banale ma efficace: la pettorina sfilata non si butta per terra, si tiene, si porta in panchina o si ripone nell’apposito cestello. Questo è ordine, ma soprattutto regola”.

Autore di ben 138 reti in Serie A, l’ex centravanti della Nazionale, già candidato al Pallone d’Oro, Chiesa illustra la genesi della sua mansione presso il Centro Federale di Firenze: “Da un anno ho assunto il ruolo di responsabile. I vertici della Figc mi hanno chiamato e mi hanno proposto il coordinamento del centro federale: un compito diverso da quello che avevo prima, sia da giocatore che da allenatore del settore giovanile”. “Il progetto mi ha ispirato, ho voluto provare la nuova avventura- spiega- Parliamo sempre di calcio, di gestione dei ragazzi alla quale ero abituato, istruiamo sulle dinamiche del campo. E’ la mia materia, la mia competenza. Devo ammettere di aver imparato molto: dai ragazzi, dai colleghi che mi circondano: ho offerto la mia esperienza, ma credo di aver ricevuto di più. Tante nozioni innovative: nella vita bisogna cercare di migliorare in altri campi ricchi di incognite. Rivestire l’incarico di responsabile è assolutamente diverso dall’operare come allenatore”. Obiettivo è creare la corretta osmosi fra tattica, didattica e psicologia nelle giovani leve del calcio: “Per quel che concerne la cura dell’aspetto psicologico, il Centro Federale si avvale di una professionista: Sara è bravissima, sempre al nostro fianco; lo staff è completo, integrato nelle sue sfaccettature organizzative, tecniche, mediche- racconta Enrico Chiesa – Quando tutti i tasselli sono incastrati al posto giusto, il meccanismo funziona. La nostra psicologa è attenta, segue sul campo gli allenamenti, verifica ed interviene esclusivamente se dovessi richiederlo io o se dovessimo accorgerci di qualche problematica inerente un bambino: i motivi possono essere diversi. Magari i genitori chiedono un incontro, per discutere circa le difficoltà di affiatamento o ambientazione del proprio figlio: noi cerchiamo di interpretare il suo anno al Centro Federale come un’occasione di divertimento, magari un’opportunità per focalizzare le sue inclinazioni, le sue reali aspirazioni per il futuro”.

L’analisi si focalizza sulle contraddizioni inerenti i vivai: fucina di atleti promettenti, di successi reiterati nei campionati di categoria, probabilmente non sfruttati in maniera adeguata come serbatoio per le Prime Squadre. Latita ancora la mentalità, la cultura dell’attesa in Italia?

“Diciamo che è cambiato il calcio, l’introduzione di giovani atleti stranieri è reciproca con i campionati delle altre nazioni: forse è sottratto qualche spazio, ma gli atleti dotati di talento riescono a ricavare il proprio – commenta l’ex attaccante azzurro- Credo che tutti i vivai debbano impegnarsi a stimolare l’esordio e l’aggregazione dei protagonisti nella Prima Squadra, per vivere e per “sopravvivere”: gli investimenti sono importanti, le spese aumentano, ed una soluzione valida sarebbe incentivare il potenziale del settore giovanile sia nei tornei professionistici che in quelli dilettantistici, che rappresentano una sezione fondamentale. Confidiamo anche nelle scuole calcio, per il rapporto che possono instaurare coi club di maggiore categoria. Le radici della carriera di un calciatore professionista affondano sempre nel vivaio”.

Il passo verso l’ipotesi dell’introduzione in Serie C delle cosiddette “Squadre B”, composte da determinati sodalizi di massima categoria, è breve: “Sono a favore di ogni idea che possa stimolare un rinnovamento- afferma deciso Enrico Chiesa- Non saprei esprimere a priori una valutazione sull’introduzione delle Squadre B nei campionati inferiori alla serie A: preferirei sperimentare. Mi limito ad auspicare che il progetto possa essere inaugurato e rivelarsi a lungo termine. Non avrebbe senso bloccarlo dopo le prime battute: le squadre B potrebbero rappresentare l’occasione di emergere ai nostri ragazzi italiani. Senza provare, non si possono trarre giudizi”. Curiosità in merito al criterio del turn-over obbligato degli under 20 nelle fila dei sodalizi di Lnd: “Non lo ritengo un limite o una forzatura. Una società deve fidarsi e schierare i ragazzi anche in contesti agonistici più accesi, come in LNnd. E deve coltivarli in casa propria, considerata la reticenza di molti club a mettere sul mercati i pezzi pregiati dei propri vivai- esamina il responsabile del Centro Federale- E’ un processo lungo: dai sodalizi dilettantistici i calciatori validi possono emigrare, ma intanto si sono poste le basi per un lavoro di struttura redditizio. Lo scambio può diventare vicendevole, quando un settore giovanile cresce e programma”. Dopo un ventennio, la Nazionale Femminile di Calcio dell’Italia parteciperà al Mondiale, in programma in Francia: decisivo il sonoro 3-0 rifilato al Portogallo.

“Sono felicissimo- esclama Enrico Chiesa- La mancata qualificazione della Nazionale azzurra ai Mondiali di Russia rappresenta il passato, ormai: dobbiamo pensare al presente e costruire adeguatamente il futuro. Per quanto riguarda il movimento femminile, sta crescendo, negli ultimi anni è stato incrementato il potenziale: ne sono io testimone, al Centro Federale annoveriamo venti ragazze che si allenano. Sicuramente, la Nazionale delle donne che vince 3-0 contro il Portogallo è un bel segnale per tutto il settore calcistico nostrano. Molte società di serie A e professionistiche constano di una squadra femminile: mi auguro sia l’incipit di un percorso originale e proficuo. Molti i fattori condizionanti, che possono rallentare la crescita, ma ritengo che il traguardo possa essere raggiunto con la corretta razionalità e con la programmazione”. Le metamorfosi del calcio, tra evoluzioni e depressioni, inducono a riflettere: “E’ cambiato tanto, soprattutto negli ultimi vent’anni. Si è trasformata la preparazione, è mutato il modo di pensare e di affrontare le partite. La tecnologia ha contribuito al cambiamento, anche nell’analisi dell’avversario- commenta l’ex centravanti – Per i ragazzi, soprattutto influisce il “fatto sociale”: prima si arrivava con maggiore difficoltà ad apprendere una notizia, adesso gli stessi aggiornamenti sono in diretta. Il ragazzo non prova più l’emozione di attendere la notizia stessa, ma la acquisisce nel suo stesso svolgimento”. “Bisogna stare molto attenti: io credo che per la crescita di un ragazzo, dall’infanzia sino alla prima adolescenza dei tredici, quattordici anni, il fattore fondamentale sia la comunicazione coi propri genitori. Non solo-aggiunge- è basilare il dialogo fra le famiglie e gli allenatori delle società di pertinenza. E’ la genesi di una carriera disciplinata: l’aspirante calciatore non deve solo esprimere la propria passione sul rettangolo di gioco, ma anche assumere atteggiamenti educati al di fuori dal campo”.

All’epoca, nemmeno troppo lontana, delle meraviglie balistiche di Enrico Chiesa, i campioni del calcio erano considerati quasi come entità astratte, divinizzati. Oggi, complice il circo mediatico radicalmente trasformato, gli appassionati (o presunti tali) azzardano turpiloqui e derisioni, scritti e destinati ai “profili ufficiali” di atleti ed allenatori…“Adesso c’è più contatto! Spesso anche i minorenni provocano i tifosi avversari o commentano con insulti le figure di calciatori ed allenatori, avvalendosi dei social media: un atteggiamento sbagliato, che si corregge dagli inizi, dall’obbligo del rispetto delle regole – è concorde l’ex Parma e Fiorentina – assisto a tantissime partite: mi piace constatare la perfezione, che consiste in due squadre schierate su un rettangolo verde, le quali temprano l’abilità con il pallone fra i piedi. Noto che i genitori vivono le gare spesso in modo esagerato, scatenando anche situazioni inaccettabili, non esemplari. Torniamo a monte: impartire le regole compete alle società di appartenenza dei ragazzi, le quali devono essere propense ad “educare” anche i genitori. E’ comprensibile che essi debbano difendere i proprio figli, ma sempre nei criteri della disciplina e dell’etica”. In materia di cambiamento, discorrere sull’efficacia della Var al suo debutto nel torneo di massima categoria diventa quasi spontaneo: “I numeri certificano che ci sono stati pro e contro nell’applicazione della nuova tecnologia in campo- è il parere di Chiesa -. Ma la Var è stata introdotta e bisogna continuare: se noi tutti protagonisti del settore calcistico dovessimo tirarci indietro dinanzi alle prime difficoltà, e dovessimo epurare prematuramente un sistema che è stato sperimentato in pochi mesi, sarebbe una sconfitta. Credo che la Var vada migliorata, con estrema pazienza: il confronto con i contenti o meno per le decisioni adottate in campo fa parte del gioco, ma è fondamentale il perfezionamento allo studio ed al funzionamento della stessa da parte dei responsabili in campo”.

Bif&st 2019 Bari
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