Paolo Panaro si confronta con l’«Eneide» di Virgilio attraverso «Il racconto di Enea», spettacolo in programma martedì 17 luglio (alle 21) nel Chiostro di Santa Chiara, a Mola di Bari, per uno dei “racconti d’estate” della rassegna “Teatro al Chiostro” della Compagnia Diaghilev (biglietti 5 euro).

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Se si sceglie di lavorare sull’Eneide, opera scritta in una lingua morta da un poeta lontanissimo nel tempo, non lo si fa solo per un interesse nei confronti del passato o per amore verso la preziosa bellezza della poesia antica, ma, soprattutto, perché questo poema racconta, con straordinarie parole e sorprendenti architetture narrative, la storia di un uomo. Enea, dopo aver subìto un grave danno, tenta disperatamente di rifarsi un’esistenza intraprendendo un viaggio per un altrove incerto, ostile, abitato da uomini, dèi e destini diversi.

Lo spettacolo, in una versione in endecasillabi del testo (ispirata alle traduzioni di Cetrangolo, Canali, Calzecchi Onesti, Vivaldi e Annibal Caro) e attraverso la tecnica teatrale della narrazione scenica, cerca di stabilire un contatto diretto e attuale con la vicenda umana di Enea, con l’infelice Didone, con il rassegnato Anchise, con i sentimenti assoluti che pervadono i versi di Virgilio e che parlano della vita dell’uomo di ogni tempo: l’odio, l’amore, i legami familiari, il senso di appartenenza a una patria.

Una violenta tempesta travolge le navi dei profughi troiani che naufragano sulle coste africane. Enea esplora quei lidi e scopre che è giunto a Cartagine, in Africa, nelle terre della regina Didone. Enea racconta della caduta di Troia e del suo viaggio alla ricerca dell’Italia, a lui promessa dagli oracoli. Didone si innamora di lui e i due trascorrono un intero inverno insieme. Ma gli dèi sollecitano il troiano a riprendere il viaggio e ad affrontare il suo destino: così Enea segretamente si prepara a fuggire. La regina, disperata, lo maledice e si toglie la vita. I troiani sbarcano a Cuma ed Enea si mette alla ricerca della Sibilla; in sua compagnia scende nell’Oltretomba, dove, nei Campi Elisi, incontra l’ombra di suo padre. Laggiù, Anchise mostra al figlio le anime di alcuni loro discendenti, prossime alla reincarnazione, che fonderanno la città di Roma.

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