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La Regione Puglia ha adottato il piano nazionale per l’abbattimento delle liste di attesa. Quindi, entrano in vigore le nuove regole che si andranno ad integrare con i principi stabiliti dalla legge regionale approvata un mese fa tra le polemiche.

Cosa prevede il piano nazionale? Innanzitutto, l’obbligo per le Regioni di indicare i tempi massimi per tutte le prestazioni; la gestione in capo ai Centri unici prenotazione (Cup) – e conseguente monitoraggio – di tutte le agende di prenotazione. Sviluppo di un Cup on-line aggiornato in tempo reale che permetta la consultazione dei tempi d’attesa; possibilità per il cittadino – nei casi in cui le Asl non fossero in grado di rispettare i tempi massimi di erogazione di una prestazione (dalle 72 ore per le urgenze sino ai 120 giorni per quelle programmate) – di ottenere l’esame o la visita facendo ricorso anche agli ospedali privati accreditati pagando solamente il ticket. E ancora: utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per almeno l’80% della loro capacità produttiva; ricorso alla libera professione solo in casi eccezionali.

Adesso, entro 60 giorni le Asl pugliesi dovranno adottare il nuovo programma attuativo, ma c’è già chi lo ha fatto, come ad esempio il Policlinico di Bari. Il piano nazionale, come detto, si integrerà con la legge regionale che, al primo articolo, prevede proprio il suo recepimento. La norma approvata in Consiglio un mese fa, prevede che i direttori generale delle Asl, per far fronte alle liste di attesa, possano acquistare le prestazioni (visite ed esami) da operatori accreditati esterni per le branche di riferimento in extra budget, cioè sforando il tetto di spesa previsto ad inizio anno dalla Regione Puglia.


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1 COMMENTO

  1. Vorremmo capire: se nel pubblico si sforano i tempi il paziente può rivolgersi al privato pagando solo il ticket. Ma chi paga la differenza? La Regione fa un favore ai pazienti o fa un favore ai privati con la scusa di farne uno ai pazienti?

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