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Per difetti di notifiche ad alcune parti offese è stata rinviato al 25 marzo l’inizio del processo sul naufragio del traghetto Norman Atlantic, che nella notte tra il 27 e il 28 dicembre 2014, dopo un rogo scoppiato a bordo, causò la morte di 31 persone e il ferimento di 64 passeggeri. L’udienza si è celebrata nell’aula bunker di Bitonto (Bari).

In aula si è dato atto anche di alcune istanze di rinvio fatte pervenire da avvocati e imputati residenti nel Lodigiano e in altre zone cosiddette «focolaio» del coronavirus, tuttavia non prese in considerazione perché il rinvio è stato preliminare. Anche i giornalisti, nonostante si trattasse di una udienza pubblica, sono stati invitati a restare fuori dall’aula per non affollarla ulteriormente, sulla base delle disposizioni delle ultime ore sull’emergenza coronavirus. In udienza sono state inoltre anticipate nuove richieste di costituzione di parti civili da parte dei ministeri dei Trasporti, dell’Interno e dell’Ambiente, della Protezione Civile e di alcuni familiari delle vittime, che si aggiungerebbero alle 61 parti civili già costituite in udienza preliminare. Nel processo sono imputate 32 persone per i reati, a vario titolo contestati, di cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime oltre a numerose violazioni sulla sicurezza e al codice della navigazione. Oltre Carlo Visentini della società Visemar, proprietaria del traghetto, i due legali rappresentanti della greca Anek Lines, noleggiatrice della nave, sono a giudizio il comandante Argilio Giacomazzi, 26 membri dell’equipaggio e le due società. Le indagini della Capitaneria di porto sono state coordinate dai pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano.


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