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Ieri 7 novembre nelle strade dello shopping di Bari si è assistito ad un sabato pomeriggio ordinario, lontano dalla stretta attualità che vede la Puglia in zona “arancione” dei contagi Covid. Il sindaco del capoluogo pugliese Antonio Decaro ha immediatamente pubblicato uno degli scatti inviati dai cittadini indignati, da via Sparano. Tra ristoranti e bar chiusi e negozi aperti.

Forte la reazione sui social network da parte di chi è impossibilitato a far visita alla propria fidanzata oppure ai parenti, soprattuto quelli anziani, residenti in altri Comuni. Il dpcm Covid che prevede tra le altre cose il coprifuoco dalle 22, punta sulla responsabilità civile in modo da evitare gli assembramenti. Più ferree le indicazione per gli spostamenti: “Nell’area arancione è consentito spostarsi esclusivamente all’interno del proprio Comune, dalle 5 alle 22, senza necessità di motivare lo spostamento. Dalle 22 alle 5 sono vietati tutti gli spostamenti, ad eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”, si legge della Faq del ministero. ECCO TUTTE LE DISPOSIZIONI DPCM

“Ci meritiamo la chiusura totale. Poveri noi stupidi che stiamo rinchiusi in casa, che stiamo sacrificando i nostri bambini a non socializzare, povero noi stupidi che abbiamo dovuto chiudere le nostre attività. Non sono i bar i ristoranti le piscine le palestre le scuole il problema, è la mentalità che è sbagliata”, scrive Flavia Losi.

“Bravissimo sindaco, la gente purtroppo se ne frega di quelle che possono essere le conseguenze, continuando a svolgere la propria vita facendo finta che non ci sia alcun virus in circolo. Il problema è che poi paga la gente che realmente si sta sacrificando e che rispetta le regole. La gente è sempre più vergognosa”, aggiunge Dario Montrone.

“E’ per colpa di questi imbecilli e senza cervello che rischiamo il passaggio a zona rossa. Iniziate a multare cosi la voglia di movida viene meno io mi ritrovo a casa e non posso uscire dal mio comune, non posso fare visita ai miei cari. I nonni non possono giocare con mio figlio di un anno”, segue Anna Patruno.

“Poi ci sono i fidanzati che non si possono incontrare perché abitano in Comuni diversi ma nonostante tutto, rispettano le regole, lo accettano a malincuore, resistono e rinunciano a vedersi per quasi un mese, accettando la realtà! E poi c’è la gente che non sa rinunciare a niente. Magari venisse da ridere anche a me”, Gaia Triggiani.

 

Foto Facebook


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