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“La mancanza di incassi nel mese di dicembre piegherà ulteriormente il settore della ristorazione, molti rischiano di chiudere definitivamente”. A raccontarlo ai nostri microfoni è Gianni Del Mastro, rappresentante dell’associazione Passione Horeca.

Prima il lockdown totale, poi l’estate in cui, seppur vi era la possibilità di restare aperti, è mancato il supporto “preziosissimo” dei turisti e infine, la zona arancione e il decreto Natale. Sono solo alcune delle motivazioni per cui ristoratori e gestori di pub pugliesi, in questo caso specifico baresi, non riescono a trovare respiro e sono, di fatto, al minimo degli incassi, se non addirittura, in alcuni casi, a zero.

Dicembre è passato e con lui se ne è andata anche la speranza di provare a pareggiare i conti in un periodo, quello natalizio, che normalmente offriva l’opportunità ai lavoratori del settore di fare riserva per i mesi successivi. Adesso, quella del futuro, sembra invece una prospettiva lontana, coperta dall’ombra dell’emergenza sanitaria, ma anche, sottolinea Del Mastro, dall’assenza di garanzie. “Abbiamo aperto a pranzo fino all’ultimo giorno in cui eravamo gialli – ha sottolineato Del Mastro – Ma questa soluzione, così come quella di domicilio e asporto, sono solo palliative. Le città ormai si sono svuotate, sia per via dei decreti, sia per via dello smart working. Sono state più le perdite che i guadagni. Con l’incasso di dicembre azzerato, ai problemi già esistenti, si aggiunge il fatto che non ci sarà sostentamento ad una situazione pregressa già difficile”.

Normalmente, va specificato, soprattutto nei giorni di festa, moltissime città pugliesi, tra cui Bari, si popolavano di gente che, come da tradizione, consumavano aperitivi e pasti nei diversi pub e ristoranti presenti tra il centro storico e il lungomare. Quest’anno, a causa delle restrizioni sia nazionali, sia locali, la possibilità di portare avanti la tradizione è stata archiviata. Secondo Del Mastro, le conseguenze di questa decisione, non andranno a causare problemi solo relativi alla sopravvivenza quotidiana, ma, invece, sottolineano la  mancanza di una prospettiva futura che vedrà moltissimi lavoratori del settore chiudere per sempre le proprie serrande. Sono moltissimi infatti i locali che subito dopo le festività, con l’ipotesi della Puglia in zona gialla, preferiranno non riaprire e tre, in particolare, racconta Del Mastro senza fare nomi, i locali storici nel barese che hanno dovuto invece già chiudere definitivamente.  “E’ solo un’avvisaglia di quello che potrebbe accadere in futuro – ha commentato ancora Del Mastro – Molti non ce la faranno”.

Ad aggravare la situazione l’assenza di garanzie a lungo termine da parte del Governo, ma non solo. I problemi sono legati soprattutto, sottolinea ancora il rappresentante dell’associazione, alle cifre “irrisorie” della cassa integrazione, ma anche ad un calcolo dei ristori effettuato in base al fatturato di aprile 2019, mese già normalmente “vuoto”. A questo va aggiunto il fatto che i gestori continuano a pagare le tasse. La cassa integrazione infine copre solo il 52% della busta paga, ovvero circa 660 euro mensili.

“E’ una condizione psicologica complicata – conclude Del Mastro – Non possiamo guardare avanti in prospettiva. Ci sono imprenditori e dipendenti con famiglia e figli. Non si può davvero pensare che vadano avanti in queste condizioni. Il Governo deve garantire ristori, ma deve farlo in fretta. Anche la regione e i sindaci devono darci delle risposte, serve il loro supporto concreto, ad esempio con l’azzeramento delle tasse comunali in tutto questo periodo, ma anche l’inclusione di alcuni codici Ateco esclusi. Ci siamo adeguati a tutte le restrizioni, abbiamo affrontato i costi, nonostante la ristorazione sia tra i luoghi meno colpevoli per quanto riguarda la diffusione dei contagi”.

Tra i luoghi maggiormente a rischio infatti, specifica ancora Del Mastro, “Ci sono i mezzi pubblici, non i ristoranti, dove le norme vengono rispettate rigorosamente”. Un dubbio, quest’ultimo, sollevato anche dal gestore del Joy’s Pub, storico locale barese, che in un post su Facebook, interpellando il presidente della regione Michele Emiliano e il sindaco di Bari, Antonio Decaro, si è chiesto come mai “I contagi continuano a crescere nonostante noi siamo chiusi praticamente da novembre”, specificando che la sua unica volontà sarebbe quella di “Tornare a lavorare, così come da diritto di costituzione”.

A fare eco alle parole di entrambi ci sono infine quelle di Rosalba, che gestisce assieme a suo marito un ristorante nel barese. “A dicembre avremmo in qualche modo pareggiato i conti – ha spiegato la donna – Certo aprire del tutto, vista la situazione, sarebbe stato improbabile, ma sicuramente si potevano trovare situazioni meno penalizzanti per i lavoratori del settore. Aprire ora come ora non ha senso, sarebbe un salasso che tra spese affrontate per riaprire e mancanza di entrate, non possiamo proprio permetterci”.

“Il governo non si avvale della nostra consulenza per trovare soluzioni – ha concluso Del Mastro – La situazione è drammatica, in molti decideranno di non aprire. Eppure, oltre a permettere alle persone di sopravvivere, si tratta di preservare un patrimonio, quello della gastronomia. Senza interventi efficaci, in prospettiva di un inverno vuoto e un’altra estate senza turismo, la categoria andrà completamente in ginocchio. Al momento dobbiamo sperare di riaprire ad ottobre, fino ad allora non possiamo restare soli”.

 

 


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