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Covid, inviduata in Puglia una variante non ancora conosciuta in Italia

Pubblicato da: redazione | Gio, 7 Gennaio 2021 - 16:45
team covid rientri gb 1

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Puglia e Basilicata ha individuato sette casi di variante Covid della Gran Bretagna e “una variante che ad oggi non risulta ancora rilevata in Italia”: lo comunica la Regione Puglia al termine delle analisi di laboratorio.

“Al momento, nell’ambito dell’attività di tracciamento dei cittadini provenienti dal Regno Unito – spiega Antonio Fasanella direttore generale dell’Istituto zooprofilattico – abbiamo ricevuto un totale di 26 campioni provenienti da 5 delle 6 province pugliesi. Per 17 di questi gli accertamenti sono stati completati” e tre hanno dato esito negativo. “La cosiddetta variante inglese – spiegano dalla Regione – è stata identificata in 7 campioni di pazienti provenienti dalla Gran Bretagna e viventi in 5 delle 6 province pugliesi”.  Per quanto riguarda le altre varianti sono state trovate alcune varianti spagnole, un sottotipo di variante spagnola “e una variante che ad oggi non risulta ancora rilevata in Italia”, fanno sapere dalla Regione. “I dati che ci restituisce oggi l’IZS di Puglia e Basilicata – ha detto l’assessore regionale alla Sanità Pierluigi Lopalco – indicano che l’attività di segnalare e testare le persone provenienti dalla Gran Bretagna ha dato i suoi risultati, dal momento che essi sono stati identificati e isolati. Un approccio al problema dunque immediato e aggressivo che sta dando i suoi frutti e che ha permesso di tutelare i cittadini pugliesi, isolando immediatamente i pazienti risultati positivi alla variante inglese di Sars Cov 2. Fasanella ha  inoltre informato la Regione – ha concluso Lopalco – che alcuni dati preliminari indicano che gli anticorpi che si sono sviluppati nei pazienti pugliesi colpiti dalla variante spagnola risultano protettivi anche nei confronti della variante inglese. E’ importante sottolineare che molti virus sono stati isolati in laboratorio e ora siamo in grado di farli replicare e produrli in grandi quantità per metterli a disposizione della comunità scientifica che studia questo virus”.

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