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Un modulo sulla dad e la scelta di non aderire alle lezioni in presenza a scatola chiusa. Poi la richiesta di reintegro, con 22 bambini già in classe e il rifiuto finale della preside che ha impedito l’ingresso a una studentessa di 7 anni. Così due genitori baresi hanno deciso di scrivere al ministro dell’Istruzione Azzolina, oltre che a Regione e Comune per denunciare l’accaduto.

Tutto è iniziato per la scelta tra didattica digitale integrata o didattica in presenza. Secondo il racconto, si trattava di effettuare una preferenza “al buio” caratterizzata dalla mancanza di informazioni precise e concrete, mai pervenute da parte dell’istituto primario di primo grado. Infatti nella richiesta i genitori avrebbero dovuto obbligatoriamente accettare, “di essere consapevoli che l’Istituto provvederà a definire le giornate e il monte ore di frequenza in presenza nei limiti degli obblighi dell’erogazione dell’attività didattica al 100% in modalità digitale e nei limiti dell’orario di servizio dei docenti”.

Con la circolare numero 149 veniva comunicato che le attività in presenza sarebbero state riavviate a partire dall’ 11 gennaio esclusivamente per le classi che avessero raggiunto il 50% delle adesioni in presenza. “Conoscendo questo dato prima della scelta, probabilmente lo stesso ci avrebbe rassicurato”, scrivono.

“Abbiamo dovuto accompagnare nostra figlia a scuola – ci raccontano -, pensando di aver fatto una buona azione anche per agevolare il lavoro dei docenti in classe. Invece siamo stati costretti ad elemosinare una possibile soluzione in presenza e rientrare a casa facendole vivere un contesto spiacevole”.

“Sappiamo bene di non aver correttamente ottemperato alla richiesta di effettuare una scelta sulla didattica in presenza, ma come genitori abbiamo avuto timore di non effettuare la giusta scelta per nostra figlia, viste le condizioni da accettare sul Modulo Google; ci aspettavamo, però da parte della scuola un atteggiamento più umano e una maggiore sensibilità per evitare un atto discriminatorio nei confronti della bambina che sta vivendo un disagio e un periodo difficile”.

“Inoltre – concludono  i genitori che questa mattina si sono rivolti anche alle forze dell’ordine – pensiamo che una didattica omogenea possa essere più redditizia da parte di docenti e alunni e che in alcuni casi il buon senso possa prevalere e superare ogni superfluo ostacolo. Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, richiediamo espressamente all’Istituto Scolastico la motivazione della mancata accettazione dell’alunna e il suo urgente reintegro in presenza, considerato anche il disagio psicologico ed emotivo che la bambina vive in didattica digitale, vedendo tutti i suoi compagni presenti in aula”.

Foto di repertorio


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