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In arrivo il primo kit di analisi capace di identificare rapidamente le nuove varianti del SarsCov2. Una buona notizia che arriva esattamente a ridosso della scoperta di una nuova variante in Germania,  a Garmisch Partenkirchen.

Il kit di analisi, che potrebbe essere disponibile in tutto il mondo a partire dalla fine di febbraio, sarà, di fatto, la prima risposta su larga scala alla necessità di fare luce al numero esatto di varianti in circolazione, ma non solo. Potrebbe infatti essere anche la risposta ai programmi di sequenziamento sollecitati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’obiettivo è quello di identificare tempestivamente le diverse varianti al fine di continuare a fare prevenzione nel tentativo di contenere il contagio. Gli attuali sistemi utili per sequenziare il materiale genetico relativo alle mutazioni richiedono strumenti per i quali, le tempistiche e i costi, non sono compatibili con l’incalzare incessante della pandemia. Già la scoperta oggi, della nuova variante in Germania, ha allertato le istituzioni, soprattutto perché, secondo la rivista Science, le  varianti “Possono sfuggire al sistema immunitario umano, aumentando il rischio di reinfezioni”.

“Il test che è attualmente il gold standard per identificare la presenza di una variante in un tampone positivo è il sequenziamento genetico basato sul metodo Sanger permette di identificare le mutazioni già descritte nella variante, o anche nuove mutazioni” – ha commentato Francesco Broccolo, virologo dell’Università di Milano Bicocca e direttore del laboratorio Cerba di Milano, riferendosi, in particolare, alla tecnica classica basata sulla moltiplicazione delle copie del virus per mezzo della tecnica della Reazione a catena della polimerasi (Pcr).

Si tratta di un test, ha spiegato ancora il virologo, raccomandato dal ministero della Salute nel caso dei tamponi positivi nei quali si sospetti la presenza di una variante, ovvero, va specificato, nel caso in cui ci sia la presenza di un’infezione anche dopo la vaccinazione.

“Il documento del ministero, dell’8 gennaio scorso – ha commentato ancora il virologo – invita inoltre a eseguire il test in modo tempestivo, ma questo è tutt’altro che facile nei laboratori, pubblici o privati che siano”. A incidere, in particolare, sono sia i costi del sequenziamento classico, compresi fra 100 e 200 euro, sia i tempi che richiedono, ad oggi, almeno una giornata.

“Tuttavia è possibile rilevare le mutazioni amplificando regioni parziali del gene con metodo PCR associato ad analisi melting – ha sottolineato – questo metodo permetterà di fare test con un costo 5-10 inferiore in sole due ore circa utilizzando nella maggior parte dei casi la stessa strumentazione che i laboratori utilizzano attualmente per i tamponi molecolari mediante Pcr”. La nuova tecnica, ha specificato “di fatto è una semplice Pcr associata all’analisi della curva di melting, ossia alla fine del processo di amplificazione una curva permette di vedere le mutazioni che cadono nel frammento genetico della proteina Spike”, ovvero quella che il virus utilizza per agganciarsi alle cellule umane. Intanto, va specificato, i tamponi molecolari classici che analizzavano la proteina Spike sono stati nel frattempo aboliti proprio perché avrebbero potuto non rilevare le varianti.

L’esigenza di un programma nazionale di sequenziamento è, di fatto, sempre più sentita. “Attualmente l’Italia è presente con poche sequenze virali. Sarebbe non solo opportuno, ma direi fondamentale creare nel nostro Paese un’organizzazione per generare dati” – ha osservato inoltre il genetista Massimo Zollo, docente dell’Università Federico II di Napoli e coordinatore della Task Force Covid19 del Ceinge-Biotecnologie avanzate di Napoli.

“Abbiamo bisogno di energie perché sequenziare ed analizzare il genoma di Sars Cov2 e identificare la classe a cui appartiene non è assolutamente banale – ha concluso – gli enti che hanno già prodotto sequenze possono candidarsi a far parte del pool di esperti. È anche vero che nell’attività di produzione del dato c’è bisogno anche di bioinformatici che valutano la qualità del prodotto generato e c’è bisogno anche di un team che è sul territorio e che quindi isola le varianti dal territorio. È fondamentale un aggancio tra il ministero della Salute, gli enti di ricerca legati al ministero e coloro i quali hanno già svolto questa attività e hanno dimostrato di saper svolgere questa azione. Il programma nazionale deve prevedere inoltre un budget dedicato e pronto”. (Ansa)


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