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Il pm della Dda di Bari, Fabio Buquicchio, ha chiesto undici condanne a pene comprese tra i 20 e i 5 anni di reclusione per altrettanti componenti, quasi tutti imparentati tra loro, di una presunta associazione per delinquere di trafficanti di droga a Mola di Bari. A capo del gruppo criminale c’era, secondo l’accusa, il pregiudicato 49enne Lorenzo Macchia.

Stando alle indagini la base logistica era a casa di Macchia, trasformata in market della droga. A sorvegliare gli accessi c’erano vedette e agli acquirenti, all’uscita, era imposto di tenere la droga in bocca e di ingoiarla in caso di fermo. Oltre a Lorenzo Macchia, che rischia la condanna più alta a 20 anni, sono imputati la moglie Anna Rita Pesce (per lei chiesti 14 anni e 8 mesi di reclusione) e i due figli 20enni, che rischiano condanne rispettivamente a 16 anni e a 8 anni e 8 mesi. Secondo la Dda, i figli avevano il ruolo di cassieri mentre la moglie si occupava di gestire il recupero crediti. Sono stati accertati due canali di approvvigionamento della droga, cocaina e hashish: Marco Pesce di Putignano e Nicola Marinelli di Noicattaro, anche loro imputati e che rischiano condanne a 12 anni di reclusione. I fatti contestati risalgono al 2018. Nel processo, che si celebra con il rito abbreviato, è costituito parte civile il Comune di Mola. Si tornerà in aula per le arringhe difensive il 17 e 24 febbraio, quando il gup Giuseppe De Benedictis si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza (notizia Ansa).


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