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Sono un simbolo identitario della città, lavoratori instancabili fin dall’alba. I loro gozzi colorano il lungomare, anche se sono sempre meno, e piacciono ai turisti. Quella dei pescatori però è una professione sempre più a rischio, non solo a causa delle limitazioni Covid e del calo dei consumi. A Bari come nel resto d’Italia da inizio anno sono aumentati fino a sette volte i costi concessori del demanio marittimo. Come i box per le attrezzature al molo San Nicola o i locali destinati alle tre cooperative cittadine al molo di Sant’Antonio, per focalizzare l’attenzione solo al distretto urbano.

“Siamo in difficoltà – ci racconta un pescatore barese – lo scorso anno pagavamo circa 400 euro l’anno, invece adesso dobbiamo affrontare una spesa esagerata. Ben 2.500 euro, un colpo basso”. Il Comune è ben consapevole dell’incremento del demanio durante una fase economicamente molto delicata. Soprattutto per una categoria che già da tempo è a rischio estinzione. “Purtroppo si tratta di una decisione nazionale, la nostra amministrazione non può fare molto a riguardo”, il commento dell’assessore Carla Palone.

Eppure il capoluogo pugliese ha intrapreso delle iniziative a tutela dei pescatori. Con la nuova “vetrina” per i turisti sul lungomare al molo San Nicola, per regolarizzare le storiche bancarelle che vendono pesce di piccola taglia e frutta di mare “Nderr La Lanz”. In attesa del bando di gara previsto per la riqualificazione, redatto dallo studio di architettura G.L. Sylos Labini e Partners che ad agosto 2017 si era già aggiudicato il concorso di progettazione internazionale bandito dal Comune di Bari. Secondo gli annunci l’inizio del cantiere era previsto nei primi mesi del 2020.


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