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Non c’è pace per i residenti del V Municipio, in particolare per quelli di Palese, da qualche giorno alle prese con i furti di auto. A lanciare l’allarme sono gli stessi cittadini, in particolare uno che oggi, arrivato al parcheggio dell’auto, Una Opel Corsa grigia e constatandone l’assenza, si è lasciato andare in uno sfogo segnalando quanto accade al primo cittadino, Antonio Decaro.

“Non so bene cosa spero di ottenere con questo post – scrive il cittadino – se è solo un modo per sfogare e rimanere lucido scrivendo o se magari può aiutarmi a rivedere la mia auto. So solo che sta succedendo a tanti a Palese e c’è qualche gruppetto di delinquenti che sta facendo strage”. Non si tratta di un caso isolato, sono diverse infatti le segnalazioni di furti all’interno del quartiere.

“Quando tutto per la prima volta in vita mia iniziava ad andare avanti e intravedevo la luce infondo al tunnel, con una nuova auto e un nuovo e più gratificante lavoro, che arriva qualche bastardo e spegne quella luce” – ha sottolineato il cittadino spiegando il percorso che lo ha portato, dopo molti anni di sacrifici, a potersi permettere un’auto.

“E’ mattina, ti prepari entusiasta per andare al lavoro – racconta  – hai voglia di impegnarti, di dare il massimo, di scambiare un sorriso coi nuovi colleghi che conosci da soli due giorni ma senti già che in quel posto è iniziato un nuovo percorso, e non vedi l’ora di vedere dove porta. Passano pochi minuti, arrivi dove avevi parcheggiato e all’improvviso tutta quella voglia va vi, .come del fumo in aria. Le orecchie fischiano, ogni singolo centimetro del tuo corpo pesa improvvisamente il triplo e senti una pressione sulla testa fortissima. Il frutto dei sacrifici passati e futuri è stato portato via da qualcuno che adesso vuoi uccidere con le tue mani” – ha sottolineato lasciandosi andare poi nei ricordi.

“Ripensi a quante volte hai avuto le mani fasciate di sangue o ustionate per poterti pagare gli studi e quelle piccole gioie, si perché lavorando – scrive – soprattutto li dove per pochi euro dovevi sottostare a ritmi pesanti serali dopo che di giorno studiavi, gli incidenti sono dietro l’angolo a ogni minimo errore. Ripensi a quando arrivavi zoppicante trascinando il computer a piedi sino al Politecnico perché in quel periodo avevi entrambe le ginocchia da riabilitare e la riabilitazione che facevi lontanissimo al CUS perché le piscine costano e tu non potevi permettertelo.  Ripensi all’inferno passato all’università. Ripensi a quando una nevralgia fortissima al trigemino (chiamata non a caso malattia del suicidio) ti ha devastato per più di 6 mesi mentre continuavi a lavorare e studiare piangendo dal dolore h24” – ha sottolineato ancora senza tralasciare altri dettagli del proprio percorso, tra queste quelle vissute anche durante il lockdown e le molte difficoltà dettate dall’emergenza sanitaria superate con non pochi ostacoli.

“Ed eccomi qui, quando tutto per la prima volta in vita mia iniziava ad andare avanti e intravedevo la luce infondo al tunnel, con una nuova auto e un nuovo e più gratificante lavoro, che arriva qualche bastardo e spegne quella luce – ha sottolineato – vorrei dire a questi individui che non ho scritto nemmeno la metà della metà di ciò che ho passato per arrivare al punto in cui sono ora, e che mi state letteralmente tagliando le gambe ora così e non so come farò. Ora non posso fare altro che aspettare, e pagare chissà quali conseguenze economiche per aver solo cercato di guadagnarti da vivere, di farti una famiglia con quella ragazza che ami più della tua stessa vita” – ha concluso.

 


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