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Nella sera di martedì, sono stati affissi dei manifesti intimidatori in prossimità del Liceo Scacchi, recitanti “No alla carriera alias: difendi la tua identità”, rivendicati da un presunto nodo di Azione Studentesca Bari contro la scelta di questo Liceo a favore degli e delle studenti transgender.

“Dall’approvazione della carriera alias nella nostra scuola si è avviato un processo di forte sensibilizzazione rispetto alle tematiche di genere. I volantini affissi davanti la nostra scuola non ci fanno paura; Continueremo a lavorare per costruire una scuola sicura in cui vengono riconosciuti e tutelati i diritti di ogni studente” dichiara Monica Martulli, studentessa del Liceo Scacchi.
L’Unione degli Studenti Bari difende la posizione delle studenti dello Scacchi: “L’anno scorso abbiamo partecipato con entusiasmo al processo che ha portato all’istituzione di questa norma, già usata da oltre 10 anni nell’Università di Bari e diffusa in tante scuole nel mondo. La nostra speranza è quella che sempre più scuole possano adottarla: le scuole devono essere spazi sicuri per gli e le studenti che le attraversano, luoghi in cui la cura di ogni persona della comunità non viene solo insegnata ma praticata. Questo per noi è innanzitutto antifascismo: le intimidazioni fasciste non hanno cittadinanza, e ora più che mai dobbiamo essere intransigenti contro chi si oppone all’inclusione e all’autodeterminazione.”
Anche il coordinamento Bari Pride sostiene la scuola. Dichiara la portavoce Asia Iurlo “Questo sabato abbiamo invitato in piazza con noi alcuni rappresentanti degli studenti che hanno promosso la carriera alias: per noi ha significato tanto. È ora che si comprenda che la transazione di genere non è una scelta, una moda, ma l’affermazione della propria identità nella maniera più intima possibile. Gli e le adolescenti transgender vanno supportate con ogni strumento a disposizione, affinché non abbandonino gli studi in primis, si sentano sempre al sicuro e accolti nelle loro comunità, e possano costruirsi un proprio futuro lontano dalle discriminazioni.
Ad oggi l’accesso al mondo del lavoro delle persone T è ancora un nodo problematico, lavorare già nell’inclusione scolastica significa porre solide basi per il futuro di tutte e tutti. I rigurgiti reazionari che ci chiedono di desistere non ci spaventano: le persone LGBT+ non sono una piccola comunità isolata, sono cittadini e cittadine con una voce e dei diritti”.

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