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 La normativa sull’amianto “è una legge importante di cui il nostro Paese può essere orgoglioso, perché, 30 anni fa, ha aperto la strada rispetto a un terreno in larga parte del globo inesplorato. Noi siamo ancora una sparuta minoranza: tre quarti dei paesi del mondo non ha una legislazione simile a quella di cui ci siamo dotati 30 anni fa, quindi dovremo ancora lavorare con Oms e Nazioni Unite affinché iniziative simili possano essere estese a luoghi e posti distanti da noi”.

Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza intervenendo al convegno “Amianto e Salute: priorità e prospettive nel trentennale del bando in Italia”, in corso presso la sede del Ministero. Il trentennale dalla legge sull’amianto “deve essere un punto di arrivo ma anche di partenza. Un’occasione per valorizzare il lavoro fatto fin qui, ma anche per valutare quanto finora non si è riusciti a mettere in campo” e “i punti ancora irrisolti, che ci permetteranno di fare passi avanti”, sottolinea il ministro. In questi trent’anni, “un grande ruolo è stato svolto anche dal basso dalle associazioni, che hanno svolto un ruolo di pungolo verso le istituzioni e che dovremo valorizzare per il futuro”. Ma per affrontare il tema, “serve sintonia inter istituzionale, non basta il governo nazionale, abbiamo bisogno di una rete con le regioni, con i comuni e le istituzioni della ricerca”. Questo trentennale, ha precisato, “arriva in un momento particolare della storia del paese”. La pandemia e anche la questione dell’amianto, conferma che “la strategia di fondo che deve accompagnare le politiche sanitarie future è One health, ovvero deve considerare la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente come un’unica cosa, sono imprescindibilmente connesse”.

Per il il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) Silvio Brusaferro, “quella dell’amianto è una storia di sanità pubblica importante, da cui possiamo imparare. Una storia che non è finita, deve proseguire e arrivare a contaminare anche altri altri Paesi, in cui questa problematica non è stata affrontata in modo sistematico. E’ una storia importante da insegnare alle nuove generazioni, e a chi deve fare programmazione sanitaria perché può insegnare per il futuro”. In questa storia, ha precisato, “l’Iss è stato presente sin dagli anni Ottanta, con studi epidemiologici, messa a punto di registri e supporto della sorveglianza”. (foto osservatorio amianto)


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