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La prevenzione oncologica ha un’arma in più da schierare nella lotta contro il tumore del colon retto: è la cromoscopia vitale con Blu di Metilene somministrato per bocca nel corso della preparazione del paziente durante la colonscopia. Rispetto alla procedura standard, questa nuova tecnologia farmaceutica prevede la somministrazione di compresse, invece del colorante che viene somministrato attraverso gli strumenti endoscopici, direttamente sulla zona da indagare, facilitando così l’esame e intercettando in maniera precoce lesioni di minime dimensioni del colon e del retto.

Per la prima volta in Puglia tale tecnologia è stata impiegata dal Centro di Endoscopia Digestiva presso il Presidio Territoriale di Assistenza a Gioia del Colle della ASL Bari (Distretto 13) su una paziente di 69 anni che aveva in precedenza subito un intervento al colon per patologia benigna e che necessitava di uno screening semplicemente legato all’età.

“Abbiamo investito in questo progetto – commenta Andrea Gigliobianco, il direttore del distretto socio sanitario 13 di Gioia del Colle – potendo contare su una struttura territoriale che da sempre è in prima linea nella difesa da questa malattia, a migliore garanzia per la prevenzione territoriale in ambito oncologico. Bisogna integrarsi con gli ospedali – aggiunge – dove indirizzare i pazienti più complessi o che necessitano di procedure endoscopiche più articolate”.

La cromoscopia per via orale scaturisce dallo studio innovativo di top master italiani e statunitensi, nel campo della Endoscopia Diagnostica ed Operativa, iniziato circa 5 anni fa e, approdato anche in Italia appena 15 giorni fa. A spiegare in cosa consiste e quali sono i vantaggi per i pazienti è il dottor Enzo Lattarulo che guida l’equipe di endoscopia digestiva del PTA a Gioia del Colle. “Rispetto alla colonscopia standard, l’impiego del colorante vitale somministrato per bocca – argomenta Lattarulo – avviene con delle compresse di principio attivo a rilascio modificato, già nel corso della preparazione con i purganti. In tal modo si guadagna tempo e, soprattutto, si evidenziano in maniera selettiva le lesioni, che seppure di minime dimensioni, spesso rappresentano i precursori del tumore. Scovare in anticipo queste formazioni – continua il Lattarulo – significa poterle resecare facilmente durante una colonscopia, facendo abortire il cancro”.

I dati presenti in letteratura dimostrano che, con tale metodica innovativa, si può raggiungere un incremento sul riconoscimento dei precursori del cancro fino al 12%. “Una premessa davvero interessante, quindi – conclude il dottor Lattarulo – per poter combattere più attivamente la seconda causa di morte per cancro al mondo. Inoltre la procedura può ridurre l’incertezza sui falsi positivi di circa il 6,5% e torna molto utile anche nelle forme infiammatorie croniche dell’intestino, come la rettocolite ulcerosa, che è notoriamente gravata da una sensibile incidenza di degenerazione neoplastica”.

Tanti i vantaggi, quindi. Con l’endoscopia, oltre alla diagnosi, si può procedere nello stesso momento alla rimozione delle eventuali lesioni identificate, tutto nella stessa procedura evitando, grazie proprio alla precocità diagnostica, che si concretizzino in percorsi oncologici per i pazienti e riducendo, contemporaneamente, anche i costi per le strutture sanitarie e per il SSN.

Con l’introduzione di questa metodica, il Centro di Endoscopia Digestiva di Gioia del Colle si conferma un presidio di riferimento particolarmente per la lotta al cancro colo-rettale, con all’attivo circa 1200 e la presa in carico di 600 pazienti all’anno.


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