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In una villa confiscata al clan Capriati, sul litorale di San Giorgio è stata inaugurata la prima drop house (centro di accoglienza diurno) destinata alle donne vittime di tratta: un luogo di ascolto, aggregazione, formazione e inclusione lavorativa, promosso dalla cooperativa sociale Caps e dall’associazione Micaela onlus in partenariato con la cooperativa sociale Artes, dall’associazione culturale Origens e con il sostegno del Comune di Bari.

“Per Bari l’avvio del progetto Amaranta in una villa confiscata al clan Capriati significa mettere a segno un punto fondamentale sulla scacchiera della legalità che vede contrapposte le forze del bene e le forze del male”, ha  precisato l sindaco Antonio Decaro intervenuto all’inaugurazione del centro assieme, tra gli altri, al ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, gli assessori comunali Vito Lacoppola e Francesca Bottalico. -.

“Questo punto per noi vale doppio, perché il progetto non solo ha privato la criminalità di un bene che in quella zona rischiava paradossalmente di aumentare di valore, vista la riqualificazione imminente, ma si propone di sottrarre alla criminalità organizzata ciò che essa identifica come ‘merce’, quindi altra fonte di ricchezza, ossia le donne che purtroppo diventano vittime di tratta. Crediamo – ha continuato i primo cittadino –  che questo intervento, inoltre, possa rappresentare un ulteriore elemento qualificante nel percorso di riqualificazione e rifunzionalizzazione che interessa la costa a sud di Bari, finalmente destinataria di un cospicuo finanziamento Pnrr utile a ridefinirne l’assetto urbanistico e ad avviare una profonda trasformazione fisica e sociale. Questa villa sorge di fronte all’ex club Reef, in questi giorni oggetto di un bando di concessione per la valorizzazione, e a poche centinaia di metri da un altro bene confiscato, in questo caso al clan Parisi, dove potrebbe sorgere un asilo nido destinato a un quartiere che sconta storicamente una sensibile scarsità di servizi”.

Il sindaco ha precisato inoltre che quello di oggi “Non E’ l’unico immobile confiscato alla criminalità organizzata. Nella nostra città sono 122 alcuni già messi a disposizione di altre associazioni come per esempio l’Agebeo per ospitare famiglie in difficoltà economiche che hanno bambini affetti da leucemia. Un altro immobilie Artemisa del clan Lazzarotto è stato messo a disposizione di una cooperativa sociale che si occupa di ricettività. Altri due immobili sono stati messi a bando con fondi Pnrr da parte del Comune di Bari. Vogliamo trasformare una villa sempre a San Giorgio confiscata al clan Parisi in un asilo nido per il quartiere San giorgio e un altro immobile, la masseria Chiangone, che è stato confiscato ai Di Cosola diventerà un birrificio sociale”.

“Tagliare oggi questo nastro, inaugurare Amaranta, è per noi il segno tangibile di quale comunità intendiamo realizzare e dei valori in cui crediamo – ha sottolineato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano -. Quello della tratta di esseri umani oltre a rappresentare una violazione dei basilari diritti umani, è un fenomeno complesso e in costante evoluzione: per essere contrastato in maniera efficace sono di fondamentale importanza la cooperazione tra istituzioni, associazioni e cittadini, e gli interventi che prevedano la realizzazione di strutture di supporto e accoglienza proprio come quella che inauguriamo oggi in un bene confiscato alla mafia. Siamo una delle regioni che investe di più in antimafia sociale e siamo convinti che solo le istituzioni unite possano mettere fine a questa violazione della dignità umana che interpella il nostro impegno pubblico e privato”.

“L’esperienza dell’antimafia non repressiva della Puglia e di Bari è un esempio – ha precisato il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. Qui, l’andamento della gestione della messa ‘a reddito’ degli immobili confiscati ha numeri, devo dire esemplari, a riprova che la destinazione a scopi sociali dei beni confiscati proietta modelli di recupero” come in questo caso in cui si combatte  “la tratta che resta tra i reati più odiosi perché sfruttano la povertà per poi trasformare sia uomini che donne in schiavitù. Questa di oggi è una iniziativa molto significativa dal punto di vista simbolico”.

La struttura inaugurata oggi è affacciata sul mare ed estesa su una superficie di circa 600 mq (di cui 180 mq coperti e 420 mq scoperti, tra porticato e giardino), era stata concessa dal Comune di Bari nel 2009 al Caps, con l’impegno di riconvertirla a fini sociali.
Le risorse per la ristrutturazione del bene confiscato e lo start-up delle attività ammontano a circa 500.000 euro, di cui 380.000 euro finanziati dalla Fondazione Con il Sud, 100.000 euro di cofinanziamento da parte del Caps e 20.000 euro finanziati dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito dei progetti di assistenza alle vittime di tratta, di cui la Regione Puglia è capofila.


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