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Bari, al Di Venere una “clessidra” per dare più ossigeno al cuore

Eseguita per la prima volta all'ospedale barese una procedura per i pazienti affetti da cardiopatia ischemica cronica

Pubblicato da: redazione | Mar, 1 Ottobre 2024 - 10:52
stent

Una procedura innovativa per i pazienti affetti da cardiopatia ischemica cronica. È quanto accaduto all’ospedale Di Venere di Bari dove tramite una “clessidra” posizionata nel seno coronarico è stato dato più ossigeno al cuore e alleviato il dolore al petto, tipico sintomo dei pazienti affetti da cardiopatia ischemica cronica. Questa è in sintesi l’innovativa procedura interventistica applicata, per la prima volta nella ASL di Bari, dagli specialisti della unità operativa complessa di Cardiologia dell’Ospedale di Venere, guidata dal dottor Vincenzo Bonfantino.

“Abbiamo eseguito questo intervento invasivo ma non chirurgico – ha spiegato Bonfantino – in un paziente di 63 anni, in anestesia locale, che è consistito nell’impianto di uno stent metallico (reducer), a forma di clessidra, attraverso la vena giugulare, all’interno del seno coronarico, cioè la vena che sbocca nell’atrio destro del cuore e che drena tutto il sangue venoso di origine cardiaca, per poi raggiungere i polmoni ed essere ossigenato. Questa procedura – ha aggiunto -trova indicazione in quei pazienti coronaropatici sintomatici, che lamentano angina pectoris nonostante terapie farmacologiche ad alto dosaggio. La presenza di tale sintomatologia, anche assumendo una terapia farmacologica ottimizzata, determina un aumentato rischio ischemico cardiaco e genera grande frustrazione per i pazienti che non sono quindi in grado di svolgere in serenità le normali attività quotidiane”, ha concluso.

L’impianto dello stent reducer in sala è stato coordinato dal dottor Maurizio Turturo, responsabile della UOS Emodinamica, e dal dottor Francesco Cassano. “Grazie alla particolare morfologia dello stent, a forma di clessidra – ha detto Turturo – si determina un rallentamento del drenaggio venoso cardiaco, permettendo la persistenza nel cuore di sangue ancora ossigenato e quindi il rilascio di una maggiore quantità di ossigeno al muscolo cardiaco. Ciò determina, in un’alta percentuale di casi, la risoluzione dei sintomi anginosi del paziente e il sensibile miglioramento della qualità di vita del paziente”. L’esecuzione di tale procedura interventistica è un ulteriore obiettivo centrato dal Dipartimento di Cardiologia della ASL, diretto dal dottor Franco Massari, che assicura ai pazienti cardiopatici un’assistenza sempre di alta qualità e al passo con le nuove tecnologie.

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