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Nuovo codice della strada, anche Bari contro la riforma: “Meno sicurezza e più vincoli per i Comuni”

Chiesta una revisione radicale del testo approvato dal Governo

Pubblicato da: redazione | Ven, 6 Novembre 2026 - 18:46
Divieto

Una revisione radicale del nuovo Codice della strada, accusato di ridurre gli strumenti a disposizione dei Comuni per garantire la sicurezza stradale e regolamentare la mobilità urbana. È quanto chiedono gli assessori alla Mobilità di otto grandi città italiane, tra cui anche Bari, che in una nota congiunta contestano diverse disposizioni contenute nello schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri e attualmente sottoposto all’esame del Parlamento. Tra le principali criticità segnalate figurano le restrizioni alle Zone 30 e alle Ztl, la riduzione delle sanzioni per eccesso di velocità e l’accentramento dei poteri decisionali a livello ministeriale.

A sottoscrivere il documento sono gli assessori di Bari, Domenico Scaramuzzi; Bologna, Michele Campaniello; Firenze, Andrea Giorgio; Genova, Emilio Robotti; Milano, Arianna Censi e Marco Granelli; Napoli, Edoardo Cosenza; Roma, Eugenio Patanè; Torino, Chiara Foglietta, insieme al delegato alla Mobilità dell’Anci, Vito Parisi. “Il nuovo Codice della Strada approvato dal Consiglio dei Ministri, ora al parere del Parlamento e della Conferenza Unificata, contiene regole e misure che non aiutano le città a intervenire con decisione per la sicurezza stradale e con strumenti efficaci per regolare la mobilità urbana”, denunciano gli amministratori. La contestazione riguarda innanzitutto il metodo con cui è stata elaborata la riforma. Secondo i firmatari, quella che avrebbe dovuto essere una revisione parziale si è trasformata in una riscrittura complessiva di 293 articoli, senza un confronto preventivo adeguato con le amministrazioni comunali e le Polizie locali, chiamate poi ad applicare concretamente le nuove disposizioni.

Uno dei punti più discussi riguarda la sicurezza stradale. Gli assessori contestano il fatto che, nella formulazione dei principi del nuovo Codice, la tutela della sicurezza non venga più indicata come finalità primaria dello Stato, lasciando maggiore spazio al principio della libera circolazione. Una modifica che, secondo gli amministratori, rischierebbe di indebolire le politiche di prevenzione degli incidenti e la protezione degli utenti più vulnerabili. Nel mirino anche le nuove disposizioni sui limiti di velocità. Il testo, secondo quanto evidenziato nella nota, ridurrebbe alcune sanzioni per il superamento dei limiti, soprattutto nei centri urbani, introducendo contemporaneamente maggiori vincoli per l’istituzione delle Zone 30. In particolare, gli assessori contestano la possibilità di introdurre limiti ridotti soltanto su singole strade e previa dimostrazione di incidenti già avvenuti, anziché consentire ai Comuni di intervenire preventivamente su interi quartieri.

Un’altra criticità riguarda le Zone a traffico limitato. La proposta di consentire l’accesso ai veicoli elettrici e ibridi in tutte le Ztl, secondo i firmatari, rischierebbe di sottrarre alle amministrazioni uno strumento importante per regolare i flussi di traffico. Contestata anche l’introduzione di un’unica sanzione giornaliera per chi effettua più accessi non autorizzati nella stessa giornata. Gli assessori esprimono inoltre preoccupazione per le nuove disposizioni riguardanti pedoni e ciclisti. Nel documento viene criticato l’obbligo, previsto per chi attraversa la strada, di fermarsi e verificare di essere stato visto dagli automobilisti. Per i ciclisti, invece, viene giudicata insufficiente la previsione della distanza di un metro e mezzo durante il sorpasso, poiché subordinata alla clausola “ove possibile”. Al centro delle osservazioni c’è anche il rapporto tra Governo e amministrazioni locali. Secondo gli assessori, il nuovo Codice attribuirebbe maggiori poteri al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, limitando l’autonomia dei Comuni nella definizione dei limiti di velocità e nell’utilizzo dei dispositivi di controllo. Le amministrazioni criticano inoltre la mancata possibilità di accertare da remoto, attraverso telecamere, alcune infrazioni come l’utilizzo dello smartphone alla guida e determinate violazioni relative alla sosta.

A questo si aggiunge la prevista riduzione, da 90 a 45 giorni, del termine per notificare alcune sanzioni rilevate attraverso dispositivi elettronici. Una modifica che, secondo gli amministratori, potrebbe rendere più difficile la gestione dei procedimenti da parte degli uffici comunali e determinare l’annullamento di multe legittime per il mancato rispetto delle nuove scadenze. Le critiche arrivano mentre lo schema di decreto legislativo, che punta a sostituire integralmente il Codice della strada del 1992, è ancora nella fase di esame parlamentare. Le disposizioni contestate non sono quindi ancora entrate in vigore nella forma proposta. Gli assessori chiedono ora l’apertura di un confronto istituzionale con il Governo, per modificare il testo prima della sua approvazione definitiva. “Le amministrazioni locali propongono un confronto istituzionale immediato e una revisione radicale del testo per garantire che la priorità assoluta rimanga la salvaguardia della vita umana e la sicurezza stradale”, conclude la nota congiunta.

Foto repertorio

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