Decine di lavoratori delle commesse di Enel, con in primo piano quelli impiegati nei call center, stanno manifestando davanti alla sede Enel di Bari, in via Angiulli, contro il nuovo bando che “non rispetta la clausola di territorialità” e prevede, da parte dell’azienda aggiudicatrice, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
A rischio, secondo Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Puglia ci sono “circa 2.500 lavoratori”. n piazza i dipendenti gridano “vergogna” riferendosi a Enel, e manifestano con cori, striscioni e fischietti.
“Questa – dice il coordinatore regionale della Slc Cgil Puglia, Nicola Di Ceglie – è la prima vertenza legata alla questione dell’intelligenza artificiale. Rappresenta il primo segnale di quello che succederà nei prossimi mesi. È necessario che questa trasformazione sia governata”. Gianfranco Laporta, segretario generale della Fistel Cisl Puglia, spiega che molti lavoratori sono “part-time involontari a 20 ore settimanali.
Chiediamo un incontro al ministero perché non possiamo permettere che un bando premi le aziende che sostituiscono i lavoratori con robot o li trasferiscono a centinaia di chilometri di distanza, mascherando così i licenziamenti”. Marcello Fazio, segretario generale di Ugl Puglia, conclude che “Enel intende sfaldare totalmente i posti di lavoro che sono stati consolidati nell’ultimo ventennio in Puglia”.
“Alle lavoratrici e ai lavoratori dei call center impegnati nella vertenza Enel va la solidarietà e il supporto della Cgil Puglia. Non è accettabile che un’azienda a controllo pubblico possa agire con meri interessi speculativi rischiando di determinare un disastro occupazionale e sociale nei nostri territori”. È il commento della segretaria generale Gigia Bucci in merito ai bandi di gara emanati dall’azienda energetica che punterebbe a sostituire i lavoratori impegnati nell’appalto di customer service con l’AI.
“Ci chiediamo: ma il Governo, il Ministero delle Finanze che è il primo azionista, non hanno nulla da dire in merito? Sono a rischio 2.500 posti di lavoro tra Taranto, Lecce e Bari. Nulla da dire su una grande azienda che produce utili ed elude nei bandi la territorialità della clausola sociale?” prosegue Bucci.
“Crediamo che la politica e le istituzioni pugliesi debbano far sentire la propria voce e sostenere le istanze di lavoratrici e lavoratori, contro quello che è un vero e proprio atto di pirateria contrattuale a discapito di stabilità occupazionale e diritti, in un settore – quello dei call center – che ha lottato a lungo per definire una cornice di regole e tutele. In una regione come la Puglia già attraversata da numerose vertenze produttive che mettono a rischio migliaia di occupati, non un solo posto di lavoro può andare perso, così come nessun arretramento sulla strada dei diritti deve essere consentito”.