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Commercio in crisi in Puglia: dati preoccupanti. Sempre meno le botteghe: aumenta la desertificazione

Confesercenti: “Il commercio fisico non sta semplicemente diminuendo, si sta riorganizzando”

Pubblicato da: redazione | Mer, 28 Gennaio 2026 - 10:46
shopping commercio acquisti via sparano

Il commercio italiano sta cambiando pelle. Negli ultimi quattordici anni, i negozi fisici hanno perso numerosità ma non superficie complessiva: più di 103mila punti vendita sono scomparsi tra il 2011 e il 2025, mentre la superficie media dei negozi è aumentata del 23,8%, passando da 117 a 144,5 metri quadrati. Un segnale chiaro di un retail in trasformazione, dove spariscono le piccole botteghe e crescono i punti vendita di dimensioni medie, capaci di reggere la concorrenza grazie a specializzazione, digitalizzazione e servizi integrati.

La ristrutturazione ha avuto un prezzo alto soprattutto per le imprese indipendenti. Le botteghe fino a 50 mq si sono ridotte di oltre 72mila unità, con quasi 2,5 milioni di metri quadrati in meno, e anche i negozi tra 51 e 150 mq hanno subito un calo di 42.700 esercizi, per 3,4 milioni di mq persi. Crescono invece i formati medi, tra 151 e 400 mq, e le superfici sopra i 400 mq, segno che chi riesce a investire e a innovare può ancora affermarsi sul mercato.

In Puglia, però, la trasformazione presenta numeri più preoccupanti rispetto alla media nazionale. Tra il 2011 e il 2025 la regione ha perso il 14,5% dei punti vendita e la superficie commerciale complessiva è diminuita del 2,2%, confermando un arretramento dei servizi sul territorio. La tendenza evidenzia come in alcune aree del Sud stia aumentando la desertificazione commerciale: già oltre 1.100 comuni italiani non hanno un negozio alimentare specializzato e più di 500 non possiedono nemmeno un minimarket.

I consumi, nel frattempo, crescono del 22%, ma la quota della distribuzione tradizionale scende dal 29,8% al 20,4%. La GDO sale al 61,7% e l’online passa dall’1,9% al 13,7%, spostando verso grandi superfici e web circa 10 miliardi di euro di vendite. Un fenomeno che in Puglia si sente più forte, dove la riduzione delle botteghe mette a rischio l’accesso a servizi quotidiani e punti di riferimento locali.

“Il commercio fisico non sta semplicemente diminuendo, si sta riorganizzando”, commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. “Per questo servono politiche concrete che fermino la desertificazione e accompagnino la crescita di chi investe e innova. Incentivi, accesso al credito, semplificazioni e sostegno ai passaggi generazionali sono strumenti essenziali. Senza un progetto di rigenerazione urbana, interi quartieri rischiano di perdere funzioni, attrattività e comunità”.

Il futuro del commercio passa quindi dal centro: punti vendita di dimensioni medie, strutturati e integrati con il digitale, capaci di resistere ai cambiamenti, mentre le micro-botteghe, una volta cuore delle città e dei paesi, diventano sempre più rare. In Puglia, come nel resto d’Italia, il rischio è che la trasformazione finisca per lasciare indietro chi non ha strumenti per reggere la competizione.

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