Avrebbero messo a segno 17 assalti ai bancomat in poco più di un mese, colpendo sportelli automatici in Puglia, Basilicata, Campania e Lazio. Con questa accusa i carabinieri di Taranto hanno fermato cinque persone, ritenute appartenenti alla cosiddetta “banda della marmotta”, specializzata nell’uso di esplosivi per far saltare gli sportelli automatici e impossessarsi del denaro.
I provvedimenti restrittivi hanno portato in carcere Cataldo Bartolo, 46enne di Bari, indicato come la presunta mente del gruppo e già condannato in passato per associazione mafiosa perché ritenuto affiliato al clan Parisi, insieme a Rocco Fronza (20 anni, di Palagiano), Valentino Intini (21 anni, di Massafra), Simone Vinella (20 anni) e Alessandro Longo (28 anni, di Grumo Appula).
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Taranto con la pm Francesca Colaci, sotto la supervisione della procuratrice capo Eugenia Pontassuglia e del procuratore aggiunto Enrico Bruschi, ha preso avvio dall’esplosione di un bancomat avvenuta il 15 novembre 2025 a Montemesola, nel Tarantino. Da quell’episodio, secondo gli investigatori, è stato possibile ricostruire una lunga serie di colpi messi a segno anche a Monteiasi, Palagiano e Mottola, oltre che a Scanzano Jonico in provincia di Matera.
Le indagini si sono poi estese ad altri assalti avvenuti nelle province di Cosenza, Benevento, Frosinone, Caserta, Napoli, Salerno e Foggia, delineando un’attività criminale itinerante e organizzata. In tutti i casi, il gruppo avrebbe utilizzato ordigni esplosivi artigianali, le cosiddette “marmotte”, per distruggere i bancomat e prelevare il denaro contenuto all’interno.
Secondo quanto emerso, l’ultimo colpo sarebbe stato messo a segno nella notte tra il 2 e il 3 febbraio ai danni dello sportello del Medio Credito Centrale. Le indagini proseguono per quantificare con precisione il bottino complessivo e verificare eventuali ulteriori responsabilità.