C’è stato un momento, verso la fine degli anni ’90, in cui bastavano poche note per capire esattamente dove ti trovavi: nella tua cameretta, davanti alla tv, con il cuore in subbuglio aspettando di capire cosa sarebbe successo. Quelle note erano l’ingresso a Dawson’s Creek. Non una semplice serie, ma una specie di rito di passaggio collettivo.
La forza di quella storia abitava anche nella musica. Ogni episodio sembrava scegliere la canzone giusta per dire ciò che i protagonisti non riuscivano a confessare. L’amicizia che si incrina, il primo amore che brucia, il desiderio di scappare via. E poi lei, la sigla: “I Don’t Want to Wait” di Paula Cole. Un titolo che era già una dichiarazione di intenti. Non voglio aspettare. Voglio vivere adesso, con tutte le complicazioni, le promesse, le cadute.
Per milioni di ragazzi quella non era solo una canzone televisiva. Era un interruttore emotivo. Partiva e, all’improvviso, tutto diventava possibile: dichiararsi, perdonare, crescere. Anche rivederla oggi, ci riporta a quando sentivamo tutto per la prima volta e ogni cosa aveva il volume al massimo.
E la colonna sonora di Dawson’s Creek, quella serie che lei stessa ha fatto da colonna sonora alle adolescenze di milioni di persone, sembra più eterna che mai, specie ora che il mondo piange la scomparsa di James Van Der Beek, l’indimenticabile Dawson Leery, lo scorso 11 Febbraio all’età di 48 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro.
L’attore che ha incarnato il sogno e la vulnerabilità della giovinezza è scomparso, ma l’impatto culturale di Dawson’s Creek e delle canzoni che l’hanno resa indimenticabile continua a vivere nelle playlist, nei ricordi e nei cuori di chi quegli anni li ha vissuti davvero.