“Per noi il ddl Bongiorno è semplicemente irricevibile” perché, sostiene il Partito Democratico, segna un arretramento nella tutela delle donne e modifica un principio che era stato condiviso da tutte le forze politiche.
In piazza Umberto, a Bari, la segretaria del Pd Elly Schlein ha partecipato alla manifestazione organizzata contro la modifica dell’articolo 609 bis del codice penale. Un appuntamento che ha riunito esponenti istituzionali e cittadini per ribadire la contrarietà al disegno di legge promosso dalla maggioranza.
“Per noi il ddl Bongiorno è semplicemente irricevibile, è un passo indietro nella tutela delle donne.
Avevamo fatto un accordo, avevamo approvato all’unanimità una legge che introduce finalmente il consenso come da convenzione di Istanbul, una legge che dice che solo sì è sì e senza consenso è stupro, è violenza”.
Accanto a Schlein erano presenti il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e il sindaco Vito Leccese. Dal palco, la leader dem ha ribadito che l’introduzione esplicita del principio del consenso rappresentava, a suo dire, un passaggio culturale e giuridico decisivo.
“L’utilità di quella legge – ha aggiunto – era fare questa innovazione, mettere il principio del consenso dentro alla legge italiana per sostenere le donne.
Invece hanno tolto il consenso dalla legge, l’hanno cambiata in dissenso, non è la stessa cosa. Si rischia di mettere un carico ulteriore sulle spalle delle donne e delle vittime per cui noi ci batteremo duramente”.
Nel mirino dell’opposizione c’è anche la scelta politica che avrebbe portato alla revisione del testo. “È davvero è davvero grave – ha detto – che Giorgia Meloni non sia stata all’accordo che era stato preso. Io chiedo a lei a tutto il centrodestra di tornare sui propri passi e di reinserire il consenso in quella legge”.
La piazza ha fatto da sfondo a un confronto che si annuncia destinato a proseguire nelle sedi parlamentari. Per il Pd la battaglia resta quella di riaffermare il principio secondo cui il consenso esplicito rappresenta il cuore della tutela contro la violenza sessuale, mentre la maggioranza difende l’impianto della modifica. Uno scontro politico e culturale che, almeno per ora, non sembra destinato a trovare una sintesi condivisa.