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Appalti illeciti di manodopera, coinvolta anche la Puglia: 120 lavoratori irregolari e fatture false per 5,4 milioni

C’è anche la provincia di Foggia tra i territori interessati dall’operazione “Dirty Delivery”

Pubblicato da: redazione | Lun, 2 Marzo 2026 - 10:31
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C’è anche la provincia di Foggia tra i territori interessati dall’operazione “Dirty Delivery” condotta dalla Guardia di Finanza di Trieste e Venezia contro un presunto sistema fraudolento nel settore della logistica, fondato su appalti illeciti di manodopera e frodi fiscali. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trieste, ha portato alla scoperta di 120 posizioni lavorative irregolari e all’emissione di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti per un valore complessivo di circa 5,4 milioni di euro.

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri del Gruppo di Portogruaro e del I Gruppo Trieste, il meccanismo si sarebbe basato su una rete di società fittiziamente costituite e intestate a prestanome, utilizzate come “serbatoi di manodopera” per eludere le norme in materia di lavoro e contratti collettivi. La somministrazione vietata di personale sarebbe stata mascherata attraverso appalti per presunte “prestazioni di servizio”, in un sistema definito dagli inquirenti come una forma di “caporalato grigio”.

Le società coinvolte avrebbero emesso fatture nei confronti dell’azienda utilizzatrice per importi corrispondenti agli stipendi netti dei lavoratori. In questo modo, secondo l’accusa, sarebbero stati generati costi fittizi e indebiti crediti IVA, mentre l’imposta non veniva versata. Contestualmente sarebbero stati omessi anche i contributi previdenziali e assistenziali, con danni per l’Erario e per le posizioni contributive dei dipendenti.

Complessivamente risultano indagate 14 persone, cinque delle quali per associazione a delinquere, residenti nelle province di Trieste, Udine, Modena, Teramo, Venezia, Foggia, Pesaro Urbino e Ragusa. Coinvolte anche dieci società con sedi legali in diverse regioni italiane. Il Gip di Trieste, su richiesta della Procura, ha disposto due misure cautelari personali – una in carcere e una ai domiciliari – nei confronti dei presunti principali promotori del sistema, domiciliati a Trieste, oltre al sequestro per equivalente di oltre 750mila euro.

Sono state eseguite perquisizioni in venti sedi societarie e abitazioni tra le province di Trieste, Udine, Gorizia, Venezia, Padova, Trento, Milano, Modena, Rimini, Pesaro Urbino e Foggia. Gli esiti dell’inchiesta saranno trasmessi all’Ispettorato del Lavoro, all’Inps e all’Inail per i provvedimenti di competenza. La responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del processo, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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