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Bari, vincoli agli edifici e il “nuovo” piano casa: l’urbanistica approda in Consiglio

Domani attesa seduta fiume, con il centrodestra all'attacco

Pubblicato da: redazione | Sab, 7 Marzo 2026 - 12:22
Comune bari

Il centrodestra è pronto a dare battaglia domani pomeriggio in occasione della seduta del Consiglio comunale. In aula approdano due delibere importanti: la legge 14 (sui vincoli a quasi 200 edifici) e la 36 (il “nuovo” piano casa”. Il centrodestra chiederà, in apertura di seduta, il rinvio dei provvedimenti, altrimenti inizierà con “l’ostruzionismo”.

Nel dettaglio, la prima delibera, quella sui vincoli, prevede un elenco di circa 200 edifici identificati come patrimonio identitario della città, perché espressione di opere di architettura moderna e contemporanea e quindi sottoposti a vincolo. Gli stessi non potranno essere demoliti e qualsiasi intervento di manutenzione ordinaria e straordinaria dovrà seguire dei criteri ben precisi. In lista ci sono palazzi come quello della Motta di corso Vittorio Emanuele, di Giurisprudenza o dell’ex Enel in piazza Cesare Battisti, ma anche le ville di via Amendola, lo stadio San Nicola. Ci sono edifici individuati nella zona industriale e nel rione Stanic.
Una delibera che ha fatto venire il mal di pancia anche nella maggioranza. Tant’è che il Pd presenterà degli emendamenti, come ad esempio l’attivazione di un team con competenze giuridiche, tecniche ed architettoniche che potrà quindi analizzare le perplessità che arriveranno formalmente (durante i 30 giorni prima della ripresentazione della delibera in aula); l’eliminazione di alcuni edifici che non devono essere appunto considerati come compendi, e la richiesta di forme di sostegno ai privati che saranno danneggiati dai vincoli imposti.

Per quanto riguarda la legge 36, tra gli incentivi previsti, al 15 per cento fissato dalla legge, si potrà aggiungere un 10 per cento in più di volumetrie in caso di riduzione di almeno due classi di rischio sismico dell’immobile e un altro 10 per cento se la destinazione del 35 per cento delle unità immobiliari è per affitti di lunga durata, per contrastare insomma il dilagare delle locazioni brevi. Capitolo importante riguarda la procedura della monetizzazione, ossia la possibilità del privato che costruisce, di pagare un importo in denaro al Comune quando non è possibile reperire all’interno del lotto di intervento aree destinate a standard urbanistici (come per esempio verde pubblico o parcheggi) e quindi cederle al Comune (come richiesto dall’Ance), questa sarà vietata in tre municipi su cinque: nei municipi I, II e V.

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