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Bimbo nato con utero in affitto, il Comune pugliese dice “no” alla registrazione: il caso finisce in Cassazione

Il piccolo ha ora 6 anni. L'associazione Coscioni, "ingiusta discriminazione"

Pubblicato da: redazione | Mar, 17 Marzo 2026 - 14:02
foto freepik

Saranno le Sezioni unite della Corte di Cassazione a decidere della registrazione dell’atto di nascita di un bimbo di sei anni, nato all’estero con la tecnica della gravidanza per altri, e figlio di una coppia pugliese. I genitori si sono rivolti all’associazione Luca Coscioni perché il Comune di residenza ha rifiutato la registrazione dell’atto. Secondo quanto riferisce l’associazione, in alcuni Comuni italiani gli atti vengono registrati integralmente, in altri invece no. “Il risultato – si legge in una nota – è una ingiustizia e una discriminazione”. La famiglia del bambino ha un certificato di nascita valido nel Paese in cui è nato ma l’ufficiale di Stato civile del Comune di residenza in Italia non ha proceduto alla trascrizione “per ragioni di ordine pubblico”.

Secondo quanto ricostruito, la coppia aveva fatto ricorso alla fecondazione assistita con gravidanza per altri in un Paese dove questa pratica è legale e, nonostante sia stato accertato dalla magistratura italiana che la coppia non ha commesso reati tanto da non essere stata privata della responsabilità genitoriale, Comune e tribunale “hanno ritenuto che l’atto non possa essere trascritto integralmente per ragioni di ordine pubblico”, spiega l’associazione evidenziando che “secondo questa impostazione, la madre dovrebbe adottare il proprio figlio”. Situazione che non accadrebbe nei Comuni dove la trascrizione della documentazione avviene integralmente. Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione specifica che “le Sezioni unite sono chiamate a chiarire come l’ordinamento debba garantire una tutela effettiva dei diritti dei minori quando il rapporto di filiazione è già riconosciuto nello Stato di nascita”.

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