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Scienza, dagli uccelli un sistema per rigenerare i neuroni: uno studio apre a nuove terapie

La ricerca della Boston University

Pubblicato da: redazione | Lun, 20 Aprile 2026 - 19:51
Foto Freepik

Il cervello degli uccelli canori potrebbe offrire nuove chiavi di lettura per comprendere e, in futuro, trattare le malattie neurodegenerative umane. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology e condotto da un team di ricercatori della Boston University. Gli scienziati, guidati da Benjamin Scott, hanno analizzato il cervello del Taeniopygia guttata, noto come diamante mandarino, un uccello canoro originario dell’Australia, celebre per la capacità di apprendere nuovi suoni e melodie. Proprio questa caratteristica lo rende da tempo oggetto di studi sul funzionamento cerebrale e sull’acquisizione di nuove abilità.

Attraverso l’uso di microscopi ad alta potenza, i ricercatori hanno osservato come nel cervello di questi uccelli si generino nuovi neuroni anche in età adulta. Un processo che avviene in modo dinamico: le nuove cellule non evitano le strutture già esistenti, ma le attraversano e le modificano, rafforzando le connessioni neuronali. “Nei cervelli degli uccelli canori i nuovi neuroni si comportano come esploratori che si fanno strada in una fitta giungla”, spiega Scott. “Questo può favorire l’apprendimento e la riparazione dei danni, ma può anche avere un costo per i ricordi già esistenti”. Una dinamica molto diversa da quella dei mammiferi, inclusi gli esseri umani, il cui cervello alla nascita possiede già quasi tutti i neuroni che utilizzerà nel corso della vita. Secondo gli studiosi, questa limitazione potrebbe rappresentare un meccanismo di protezione evolutivo, volto a preservare le connessioni e la memoria.

Lo studio evidenzia inoltre che negli uccelli la rigenerazione neuronale non richiede strutture gliali specializzate, aprendo così nuove prospettive per la ricerca medica. In particolare, i risultati potrebbero contribuire allo sviluppo di terapie basate su cellule staminali per stimolare la neurogenesi nell’uomo. I prossimi passi della ricerca si concentreranno sull’analisi dei meccanismi genetici che regolano questo processo, con l’obiettivo di individuare i geni coinvolti nella formazione e migrazione dei neuroni. Le implicazioni potrebbero essere rilevanti soprattutto per il trattamento di patologie come l’Alzheimer, aprendo la strada a nuove strategie per la rigenerazione del tessuto cerebrale.

Foto Freepik

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