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Rsa troppo costose: rette fino a 3mila euro e al Sud mancano i posti. L’allarme: “Posti letto tripli al Nord”

L'analisi

Pubblicato da: redazione | Gio, 23 Aprile 2026 - 13:27
foto freepik

In base agli ultimi dati Istat i pazienti assistiti nelle Rsa italiane ammontano a circa 385mila persone, un comparto che secondo le stime di settore vale tra i 15 e i 20 miliardi di euro annui ma è caratterizzato ancora da forti criticità ed enormi disparità sul territorio.

Lo afferma Assoutenti, che raccogliendo l’appello di Confcommercio Salute per regole condivise del settore, chiede al Governo di intervenire con urgenza per garantire maggiore equità alle famiglie, rendere le rette più giuste e trasparenti, da conferire direttamente alle Rsa fin dal momento del ricovero per evitarne usi impropri con rischi per la continuità assistenziale dell’utente.

La normativa nazionale sui Lea, i livelli essenziali di assistenza, stabilisce che i costi delle Rsa a titolarità pubblica siano per il 50% a carico del Servizio sanitario nazionale e per il 50% a carico dei pazienti o dei loro familiari. Se l’assistito non dispone di risorse economiche sufficienti a coprire la propria retta, i Comuni devono farsi carico totalmente o parzialmente della spesa sanitaria. Si stima che circa il 30% dei cittadini ospitati in Rsa non è nelle condizioni economiche di sostenere la compartecipazione richiesta. In media in Italia la retta mensile delle Rsa ammonta infatti a circa 1.900 euro a paziente, ma nelle strutture di fascia alta si può arrivare ai 3mila euro mensili.

I presidi residenziali in Italia sono circa 13mila ma si registrano ancora fortissime disparità sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4 – evidenzia Assoutenti – 3 ospiti su 4 (il 75%) ha più di 65 anni, e circa 240mila anziani residenti nelle Rsa non sono autosufficienti.

Tuttavia a causa della mancanza di regole omogenee sul territorio e di dubbi interpretativi in materia di Lea e loro applicazione, sempre più famiglie non riescono a farsi interamente carico dell’assistenza a un parente anziano o non autosufficiente, con ripercussioni sui bilanci e sulla qualità della vita; nel contempo è bene che il contributo pubblico, quando erogato, sia nella immediata disponibilità della struttura al fine di assicurare il pagamento dei servizi erogati.

“In particolare in presenza di malati di Alzheimer in fase avanzata o di soggetti totalmente non autosufficienti, si pone con forza il tema della corretta imputazione delle rette, dell’eventuale copertura integrale da parte del Servizio sanitario e, nei casi in cui le somme siano state indebitamente richieste ai familiari, del possibile rimborso delle quote versate” – afferma il presidente Gabriele Melluso.

Per tali motivi Assoutenti chiede al governo di intervenire sul tema, stabilendo criteri univoci per l’accesso alle Rsa su tutto il territorio nazionale, riportando trasparenza sul fronte delle rette e delle quote sanitarie e sociali ed eliminando qualsiasi dubbio sull’interpretazione delle norme da parte di enti locali e strutture sanitarie.

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