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Musica, Caparezza: l’artista che ha trasformato il rap in letteratura (e la satira in musica)

Per la rubrica Musica scopriamo il cantautore e rapper pugliese

Pubblicato da: redazione | Sab, 18 Luglio 2026 - 07:06
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C’è chi scrive canzoni, chi scrive poesie e poi c’è Caparezza, artista capace di costruire veri e propri universi narrativi dove filosofia, storia, politica, letteratura, fumetti e ironia convivono nello stesso brano. Michele Salvemini, questo il suo vero nome, non è soltanto uno dei rapper più originali della scena italiana: è un autore che ha fatto della parola il suo strumento più potente, raccontando il presente con sarcasmo, intelligenza e una buona dose di autoironia. Nato a Molfetta, in Puglia, Caparezza ha costruito una carriera unica nel panorama musicale italiano, scegliendo fin dagli esordi di non inseguire il mercato, ma di seguire esclusivamente la propria visione artistica. Ogni disco è un concept album, ogni concerto uno spettacolo teatrale, ogni testo un intreccio di riferimenti culturali che invita l’ascoltatore a fermarsi e riflettere.

Da Mikimix a Caparezza: la rinascita di un artista

Prima di diventare Caparezza, Michele Salvemini era conosciuto come Mikimix. Negli anni Novanta tentò la strada del pop partecipando anche al Festival di Sanremo tra le nuove proposte con il brano “E la notte se ne va”. L’esperienza, però, non fu quella sperata. Fu proprio quel periodo a trasformarsi nella sua più grande occasione di rinascita. Tornato nella sua Molfetta, si chiuse nel garage di casa, lasciò crescere i capelli ricci che gli avrebbero dato il nuovo nome – “Caparezza”, ovvero “testa riccia” in dialetto molfettese – e ripartì completamente da zero. Una scelta coraggiosa che negli anni è diventata quasi un manifesto artistico: cambiare pelle per essere finalmente sé stessi.

L’artista che ha rivoluzionato il rap italiano

Con l’album “?!” arrivano i primi segnali del nuovo percorso, ma è nel 2003, con Verità supposte, che esplode il fenomeno Caparezza. Brani come Fuori dal tunnel, Vengo dalla Luna e Jodellavitanonhocapitouncazzo conquistano il pubblico grazie a testi taglienti e una scrittura che rompe gli schemi del rap tradizionale. La particolarità? Mentre molti ascoltavano Fuori dal tunnel come una semplice hit estiva, Caparezza continuava a ripetere che quel brano era in realtà una feroce critica all’omologazione del divertimento e della vita notturna. Un episodio che ancora oggi racconta quanto spesso i suoi testi vengano ascoltati… senza essere davvero capiti.

L’ironia come arma per raccontare il presente

Caparezza non punta mai il dito senza prima prendersi gioco anche di sé stesso. Le sue canzoni sono piene di giochi di parole, citazioni storiche, riferimenti alla filosofia, alla pittura, al cinema, ai fumetti e alla letteratura. È uno degli artisti italiani che più di tutti ha trasformato il rap in un esercizio culturale, senza mai rinunciare all’immediatezza. Album come Habemus Capa, Le dimensioni del mio caos, Museica o Il sogno eretico raccontano una società spesso contraddittoria, dove il consumismo, la televisione, il conformismo e la ricerca ossessiva del successo vengono messi sotto la lente con uno humour pungente.

La Puglia raccontata senza cartoline

Pur essendo profondamente legato alla sua terra, Caparezza non ha mai raccontato la Puglia in modo stereotipato. Anzi, uno dei suoi brani più celebri, Vieni a ballare in Puglia, è forse il miglior esempio di questa scelta. Dietro il ritmo trascinante si nasconde una denuncia sociale che parla di morti sul lavoro, caporalato, disastri ambientali e contraddizioni di una regione bellissima ma spesso dimenticata. È una canzone che mette in discussione la narrazione da cartolina della Puglia, ricordando che dietro il mare cristallino esistono anche problemi profondi. Allo stesso modo, Eroe (storia di Luigi delle Bicocche) affronta con ironia il precariato e il mito dell’imprenditore di successo, mentre La grande opera riflette sul lavoro e sull’industrializzazione.

Un impegno sociale che attraversa tutta la carriera

Caparezza è uno degli artisti italiani che più frequentemente affronta temi civili. Nei suoi testi trovano spazio il razzismo, la libertà di pensiero, la guerra, il consumismo, la religione, la scuola, l’inquinamento, la precarietà lavorativa e i meccanismi della comunicazione contemporanea. Ha partecipato a numerosi concerti benefici, sostenuto associazioni come Emergency, aderito a iniziative solidali dopo il terremoto dell’Aquila e preso parte a progetti dedicati alla tutela dell’acqua e dell’ambiente. Il suo impegno, però, passa quasi sempre dalla musica piuttosto che dalle dichiarazioni pubbliche: preferisce affidare alle canzoni le proprie idee.

Concept album e libertà creativa

Uno degli aspetti che distingue Caparezza è la costruzione dei suoi album. Ogni progetto segue un filo narrativo preciso. Le dimensioni del mio caos è un “fonoromanzo”, Museica dialoga con il mondo dell’arte, Prisoner 709 racconta una crisi personale e mentale, Exuvia rappresenta la liberazione da quella prigione interiore, mentre Orbit Orbit, pubblicato nel 2025, conclude idealmente questa trilogia affrontando il tema della libertà. È un modo di concepire il disco ormai raro nell’epoca dello streaming, dove spesso prevale il singolo. Caparezza continua invece a pensare agli album come opere complete.

Una carriera lontana dalle mode

In oltre vent’anni di carriera Caparezza è riuscito in qualcosa di raro: mantenere la propria indipendenza artistica pur raggiungendo il grande pubblico. Non ha mai rincorso i tormentoni, ha evitato di esporsi eccessivamente sui social e ha sempre preferito lasciare che fossero i suoi lavori a parlare. Dischi come Museica, premiato con la Targa Tenco, Prisoner 709, Exuvia e Orbit Orbit confermano la sua capacità di rinnovarsi senza perdere identità.

Curiosità

Una delle curiosità più note riguarda proprio il suo passato da Mikimix. Molti fan più giovani scoprono solo dopo anni che Caparezza partecipò al Festival di Sanremo nel 1997 con un look completamente diverso e un repertorio pop, esperienza che lui stesso ha raccontato con grande autoironia in diversi brani, tra cui Habemus Capa e Campione dei Novanta. Un’altra particolarità è il significato del suo nome d’arte: “Caparezza” in dialetto molfettese significa “testa riccia”, un soprannome diventato ormai un marchio riconoscibile. Non tutti sanno inoltre che avrebbe voluto fare il fumettista prima di dedicarsi completamente alla musica. La passione per il disegno e la narrazione visiva emerge ancora oggi nei suoi videoclip, nelle copertine degli album e nei libri pubblicati nel corso della carriera, fino al fumetto Orbit Orbit. Dal 2015 convive inoltre con un problema di acufene, un disturbo all’udito che ha influenzato profondamente la sua vita e ispirato parte dell’album Prisoner 709, trasformando anche una difficoltà personale in materia artistica. Con la sua scrittura affilata, la capacità di unire cultura alta e linguaggio popolare e una coerenza rara nel panorama musicale italiano, Caparezza continua a dimostrare che il rap può essere divertente, colto, provocatorio e impegnato allo stesso tempo. È uno di quegli artisti che non si limitano a fare musica: invitano ad ascoltare, pensare e, soprattutto, a guardare il mondo da un’altra prospettiva.

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