Un dietrofront giudiziario arriva a conclusione dell’inchiesta su PugliaPromozione: la Procura ha revocato il sequestro preventivo da 77mila euro disposto a giugno nei confronti del direttore generale dell’agenzia, coinvolto insieme ad altre quattro persone nell’accusa di peculato.
Il pm Baldo Pisani ha accolto l’istanza di dissequestro presentata dagli avvocati Michele Laforgia e Aurelio Gironda, difensori del manager barese di 51 anni. Alla base della decisione c’è un approfondimento investigativo affidato alla Guardia di Finanza, da cui è emerso che la causale del bonifico disposto a favore del suo predecessore, Mario Minchillo, riportava semplicemente la dicitura «Diversi»: un dato che non permetteva di comprenderne l’illiceità. Va anche ricordato che fu proprio Scandale, una volta insediato, a segnalare altre operazioni compiute da Minchillo dopo la sua nomina a commissario, arrivando poi a relegarlo in un ruolo non operativo. Il direttore generale, del resto, visiona ogni anno circa 70mila mandati di pagamento, e questo secondo la Procura rende difficile ipotizzare che potesse accorgersi della natura fraudolenta di quella specifica disposizione. «È emerso – scrive il pm – il ragionevole dubbio in ordine alla sussistenza del dolo nel disporre le operazioni» che tra il 2022 e il 2023 hanno fatto confluire il denaro nelle disponibilità di Minchillo, morto nel frattempo ma rimasto al centro dell’inchiesta sulle presunte malversazioni di fondi pubblici.
L’indagine coinvolge complessivamente tredici persone, tra cui l’ex responsabile dell’ufficio paghe Vito Mastrorosa, 72 anni, di Polignano, oggi in pensione, e chi gli è succeduto nell’incarico, Nicola Lattarulo, 41 anni, di Foggia. Proprio nei confronti di Lattarulo il Tribunale del Riesame ha annullato ieri il sequestro da 150mila euro, accogliendo il ricorso dell’avvocata Roberta Prascina, del foro di Trani. Il collegio, composto dal presidente Abbattista e dai giudici Moretti e Romanelli, ha ritenuto fondate le obiezioni della difesa, secondo cui non sarebbe chiaro quale ruolo abbia avuto realmente il funzionario nella vicenda: la tesi sostenuta è che Lattarulo si sia limitato a dare esecuzione a provvedimenti predisposti da altri uffici, senza un margine di scelta autonoma.
Il filone dell’inchiesta più ampio resta comunque quello legato a Minchillo. A giugno la Guardia di Finanza aveva eseguito un decreto di sequestro preventivo da 1,4 milioni di euro firmato dal gip Antonella Cafagna, il quarto provvedimento riconducibile alle presunte irregolarità a lui contestate. Tra dicembre 2024 e novembre 2025 ai familiari dell’ex direttore generale e amministrativo erano già stati sequestrati beni per circa 1,2 milioni di euro, somme che secondo l’accusa sarebbero state destinate alle esigenze della famiglia ma anche all’acquisto delle attrezzature per il ristorante stellato gestito dal figlio. Secondo la ricostruzione della Procura, Minchillo sarebbe stato in grado «di inserire arbitrariamente nelle proprio buste paga una pluralità di voci stipendiali non spettanti quali retribuzione di posizione, indennità varie, indennità di risultato, acconti di varia natura, rimborsi spese di trasferta, integrazioni di incarico, retribuzioni dirigenziali e ulteriori emolumenti». Gli importi percepiti sarebbero cresciuti in modo particolarmente marcato tra il 2020 e il 2021, arrivando rispettivamente a 269mila e 295mila euro non dovuti.
Sullo sfondo resta la posizione dello stesso Scandale, il cui incarico alla guida di PugliaPromozione è scaduto ed è attualmente in regime di proroga. Si attende ora che il Consiglio regionale approvi il disegno di legge voluto dal presidente Antonio Decaro, che punta ad abrogare la norma con cui la giunta Emiliano aveva introdotto i consigli di amministrazione in alcune agenzie, tra cui la stessa PugliaPromozione e l’Aress. Ad aprile la Regione aveva pubblicato gli avvisi pubblici per le candidature ai vertici delle agenzie, ma Scandale ha scelto di non parteciparvi: il manager barese intende infatti concludere la propria esperienza in PugliaPromozione per dedicarsi ad altri impegni professionali, sempre nel settore del turismo, probabilmente al di fuori della regione.