A dieci anni dalla scomparsa di Guglielmo Minervini, la Puglia si è ritrovata per ricordarlo con un evento dal titolo “Generare il futuro”, organizzato nella sede del Consiglio regionale, per rendere omaggio all’ex sindaco di Molfetta ed ex assessore regionale alla Trasparenza.
A prendere la parola è stato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che ha voluto raccontare il modo in cui Minervini intendeva fare politica: “La sua idea di politica non è mai stata l’idea di una politica statica, che gestisce il potere o che occupa gli spazi: è stata una politica generativa che ha cercato di liberare delle energie compresse”.
Decaro ha ricordato come Minervini abbia lavorato soprattutto sui giovani, lasciando un’eredità che ancora oggi appartiene alla regione: “Ha provato a liberare energie latenti, partendo soprattutto dai giovani e ancora oggi gran parte delle esperienze di Guglielmo, come ‘Bollenti spiriti’, sono patrimonio della nostra regione”.
Il presidente ha poi sottolineato come quella di oggi non sia soltanto un’occasione per ricordare un amministratore, ma anche un’occasione per riflettere su un metodo, su un modo di intendere la comunità: “Oggi non ricordiamo soltanto un uomo delle istituzioni – ha aggiunto – ricordiamo e celebriamo anche un metodo per stare insieme, un modello di comunità. L’eredità di Guglielmo è ancora molto forte e ci spinge ad affrontare il futuro con il coraggio, la capacità di ascolto e la la forza”.
Tra i ricordi condivisi da Decaro anche quello legato al lavoro fatto insieme sulla legge regionale sulla mobilità ciclistica, un testo scritto proprio con Minervini e diventato poi punto di riferimento per la normativa nazionale sullo stesso tema. Chiudendo il suo intervento, Decaro ha voluto riportare uno dei principi che più gli erano rimasti impressi del modo di pensare di Minervini, quello legato al ruolo dei giovani nella società: “Lui mi ha sempre detto che non bisognava guardare ai giovani come un problema – ha concluso – i giovani potevano diventare invece una risorsa per il futuro dell’intera collettività, quindi non guardare ai problemi dei giovani come alla necessità di dar loro una risposta, ma guardare ai giovani come la possibilità di rigenerare un’intera comunità, un’intera collettività”.