Ci sono edifici davanti ai quali i baresi passano ogni giorno senza guardarli davvero. Un cancello in ferro battuto, una facciata decorata, una piccola torretta che spunta sopra i tetti, un giardino nascosto dietro un muro. Dettagli che sembrano appartenere semplicemente al paesaggio della città e che invece raccontano una delle fasi in cui Bari ha cambiato più profondamente il proprio volto.
È la Bari tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando la città nuova cresce oltre il nucleo medievale e il quartiere Murattiano diventa il luogo dell’espansione urbana e della nuova borghesia. Il quartiere voluto da Gioacchino Murat a partire dal 1813 si arricchisce progressivamente di palazzi, abitazioni e attività, fino alla stagione in cui l’architettura privata comincia a mostrare anche i caratteri del Liberty.
Una delle zone dove questa trasformazione è ancora più evidente è il quartiere Umbertino. Il Catalogo Generale dei Beni Culturali lo individua nel quadrilatero compreso tra il lungomare Araldo di Crollalanza, corso Cavour, via Cardassi e via Abbrescia e sottolinea proprio la presenza di numerosi esempi di architettura privata in stile Liberty.
È una Bari diversa da quella delle grandi architetture che oggi fanno parte dell’immagine più conosciuta della città. Il Teatro Petruzzelli, il Teatro Margherita, Palazzo Mincuzzi, Palazzo Atti e il Kursaal Santalucia sono edifici riconoscibili e ormai entrati nella memoria collettiva. Ma accanto a questi luoghi esiste un patrimonio più discreto, fatto di abitazioni private e piccoli edifici che non hanno la stessa notorietà e che proprio per questo possono sfuggire allo sguardo quotidiano.
Un esempio è il Villino Tina, in corso Umberto 26. La scheda del Catalogo Generale dei Beni Culturali lo colloca nel primo quarto del Novecento e lo identifica come architettura Liberty. L’edificio conserva la pianta originaria, un piccolo giardino perimetrale, una recinzione con inferriata, un terrazzino rialzato e un torrino che emerge dalla copertura. La stessa scheda lo descrive come integro nell’aspetto originario.
Il valore di queste costruzioni non sta soltanto negli elementi decorativi. Raccontano anche il modo in cui una parte della società barese voleva abitare la città. La casa privata diventa infatti uno spazio nel quale mostrare gusto, disponibilità economiche e appartenenza sociale, in un periodo nel quale Bari cresce e si presenta sempre più come una città moderna.
Il fenomeno, però, non riguarda soltanto il quadrilatero Umbertino. Il patrimonio censito comprende diverse ville private riconducibili all’architettura Liberty. Tra queste c’è Villa Nicola Traversa, in via Napoli-Santo Spirito, realizzata intorno al 1911-1912 e attribuita al progettista Berardi. La scheda descrive un edificio rettangolare con strutture in pietra e tufo intonacato e un torrino-belvedere.
Anche la storia urbanistica della città racconta quanto questa tipologia abitativa fosse diffusa. A partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento, con l’espansione oltre il perimetro murattiano, nuovi quartieri come Libertà, San Pasquale e Carrassi cominciano a svilupparsi e lungo alcune delle grandi strade che collegano Bari al territorio circostante compaiono i primi villini borghesi, accanto alle ville e alle masserie che appartenevano alla nobiltà barese.
Alcuni di questi edifici, però, non sono arrivati fino a oggi. È il caso dei villini postelegrafonici sorti tra San Pasquale e Carrassi nei primi decenni del Novecento. Erano piccole abitazioni con giardino, realizzate per i dipendenti delle Poste e dei Telegrafi. Una parte venne demolita nel secondo dopoguerra durante le trasformazioni urbanistiche che portarono alla realizzazione dell’attuale viale Unità d’Italia.
La questione della conservazione torna oggi a essere centrale. Nel 2026 è stato predisposto dal Comune un elenco con oltre 200 schede dedicate a ville, villini, masserie e palazzotti del tardo Ottocento e del primo Novecento. Secondo quanto riportato da la Repubblica Bari, tra gli immobili segnalati figurano anche villini Liberty lungo via Tripoli e via Adriatico, oltre a Villa Stella e ad altre costruzioni storiche distribuite in diversi quartieri della città. L’obiettivo indicato dall’amministrazione è arrivare a uno strumento di tutela attraverso l’esame dell’elenco da parte del Consiglio comunale.
La discussione riguarda quindi un patrimonio che non coincide soltanto con i monumenti più conosciuti. Anzi, proprio le abitazioni meno celebri possono restituire una fotografia più quotidiana della Bari di allora: non quella dei grandi teatri e dei palazzi rappresentativi, ma quella delle famiglie che costruivano le proprie case nella città che si stava espandendo.
Basta allora cambiare prospettiva per accorgersi che una parte della storia urbana di Bari è ancora davanti agli occhi di tutti. Non necessariamente nelle facciate dei palazzi più fotografati, ma dietro un cancello, in un giardino, in una decorazione rimasta intatta o nella sagoma di una vecchia villa. Sono frammenti di una città che tra Otto e Novecento cercava una nuova identità e che oggi rappresentano una parte del patrimonio architettonico barese da conoscere e, dove necessario, tutelare.
Foto catalogo.beniculturali.it