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In Puglia pensioni più basse per le donne, quasi 700 euro al mese in meno rispetto agli uomini

I dati

Pubblicato da: redazione | Mer, 28 Ottobre 2026 - 16:33
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Quasi 700 euro al mese di differenza tra le pensioni percepite dalle donne e quelle degli uomini, un tasso di occupazione femminile fermo al 37,9% e oltre 13mila residenti in meno in un anno. È il quadro che emerge dal rendiconto sociale 2025 dell’Inps Puglia. Un rapporto che fotografa le disuguaglianze economiche e occupazionali della regione, evidenziando soprattutto le difficoltà delle donne nel mercato del lavoro e le conseguenti differenze nei trattamenti pensionistici.

Più nello specifico, nel 2025 l’importo medio mensile delle pensioni femminili si è attestato a 1.354,90 euro, contro i 2.043,90 euro percepiti dagli uomini. Una differenza di 689 euro che conferma il divario di genere anche al termine della vita lavorativa. Le disparità emergono già dai dati sull’occupazione. In Puglia lavora il 37,9% delle donne, a fronte del 64,2% degli uomini. Complessivamente, il tasso di occupazione regionale si ferma al 51%, ben al di sotto della media nazionale del 62,5%, con uno scarto di 11,5 punti percentuali.

Tra gli elementi analizzati dal documento figura anche il Reddito di libertà, il contributo economico destinato alle donne vittime di violenza che si trovano in condizioni di difficoltà economica. Nel 2025, in tutta la Puglia, sono state presentate 591 domande, contro le 79 dell’anno precedente, con 292 richieste accolte. La provincia di Bari registra il maggior numero di domande tra i territori indicati nel rapporto: 186 richieste, delle quali 92 accolte. Seguono Taranto, con 105 istanze e 43 accoglimenti, e Foggia, con 99 richieste e 58 ammissioni al beneficio. Sul fronte previdenziale, nel corso del 2025 sono state erogate in Puglia circa 124mila nuove prestazioni, il 44% delle quali di natura previdenziale, con un importo medio di 1.159 euro, e il restante 56% assistenziale, con una media di 490 euro.

Le nuove pensioni di vecchiaia hanno raggiunto un importo medio mensile di 1.190 euro, in crescita del 3,4% rispetto al 2024. Aumenta anche l’età media al momento del pensionamento: per le donne è passata da 65,5 anni nel 2022 a 66,1 nel 2025, mentre per gli uomini da 65 a 65,2 anni. Il rendiconto evidenzia inoltre una progressiva riduzione della popolazione pugliese. Alla fine del 2025 i residenti erano 3.877.395, oltre 13mila in meno rispetto all’anno precedente. Circa un abitante su quattro ha almeno 65 anni, un dato che conferma il peso crescente della popolazione anziana nella struttura demografica regionale.

Nonostante un saldo positivo tra assunzioni e cessazioni, il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di fragilità. Nel 2025 sono stati avviati 494.620 rapporti di lavoro, a fronte di 474.182 cessazioni. Rispetto al 2024, tuttavia, sono diminuite le assunzioni a tempo indeterminato, passate da 75.149 a 74.381, mentre quelle a termine sono aumentate da 418.898 a 420.239. In calo anche i contratti part-time, scesi da 242.007 a 236.810. Il tasso di disoccupazione regionale è invece salito dal 9,3% del 2024 al 10% nel 2025. Un segnale positivo arriva dalla riduzione dei giovani Neet, ossia coloro che non studiano e non lavorano, nella fascia tra i 15 e i 29 anni. La loro quota è passata dal 21,4% al 19%, rimanendo però superiore alla media nazionale del 13,3%. Persistono anche le differenze salariali tra la Puglia e il resto d’Italia. Nel settore privato, secondo i dati relativi al 2024, le retribuzioni giornaliere dei lavoratori dipendenti pugliesi risultano inferiori di circa un quinto rispetto alla media nazionale. Nel pubblico impiego, invece, i valori regionali sono sostanzialmente allineati a quelli italiani, risultando persino leggermente superiori.

“Il valore del rendiconto sociale risiede soprattutto nella possibilità di passare dalla lettura dei fenomeni alla verifica delle risposte, rendendo riconoscibili responsabilità, risultati e ambiti nei quali è necessario intervenire con maggiore determinazione”, sottolinea Benedetta Dito, direttrice regionale dell’Inps Puglia. I dati restituiscono dunque l’immagine di una regione alle prese con il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e un mercato del lavoro ancora distante dai livelli occupazionali nazionali. A pesare sono soprattutto le disuguaglianze di genere, che si riflettono non soltanto nelle possibilità di accesso all’occupazione, ma anche negli importi delle pensioni percepite dalle donne.

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