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Turismo, dal fascino medioevale alla natura: ecco Pacentro

Per la rubrica Turismo scopriamo un borgo d'Abruzzo

Pubblicato da: redazione | Mer, 28 Ottobre 2026 - 15:57
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Un intreccio di vicoli in pietra, antiche dimore, chiese secolari e un castello che domina il paesaggio. Siamo a Pacentro, piccolo borgo medievale della provincia dell’Aquila, in Abruzzo, dove la storia incontra la natura e il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso. Adagiato a quasi 700 metri di altitudine, alle pendici della Maiella e a pochi chilometri da Sulmona, questo paese di poco più di mille abitanti custodisce un patrimonio architettonico e culturale che gli è valso l’ingresso nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. Circondato dalle montagne del Parco Nazionale della Maiella, Pacentro è una destinazione ideale per chi ama il turismo lento, le passeggiate nei centri storici e le escursioni nella natura. Ma è anche un luogo di memoria, dove le tradizioni popolari continuano a raccontare il rapporto profondo tra la comunità e il suo territorio. Andiamo per gradi.

Pacentro, un viaggio nella storia medievale

Le prime testimonianze documentarie relative a Pacentro risalgono all’VIII secolo, quando il territorio viene citato in relazione a una donazione al monastero di San Vincenzo al Volturno. Il borgo comincia a svilupparsi in maniera più significativa tra il X e l’XI secolo, quando, in un periodo caratterizzato da incursioni e instabilità, abitazioni e luoghi di culto vengono costruiti attorno a una fortificazione. Nel 1170 il Catalogo dei Baroni registra la presenza di quarantotto famiglie, testimonianza di un insediamento ormai consolidato. Nei secoli successivi Pacentro diventa protagonista delle vicende feudali del Regno di Napoli, passando sotto il controllo di importanti famiglie nobiliari, tra cui i Caldora, gli Orsini, i Colonna e i Recupito. Particolarmente significativo è il periodo legato al condottiero Jacopo Caldora, che nel Quattrocento contribuisce al rafforzamento del castello e al ruolo strategico del borgo nella Valle Peligna. Dopo l’Unità d’Italia, anche Pacentro conosce le difficoltà economiche e sociali che interessano numerosi centri dell’entroterra abruzzese. Il fenomeno dell’emigrazione, proseguito nel Novecento, contribuisce alla diminuzione della popolazione. A partire dagli anni Settanta vengono avviate iniziative di valorizzazione turistica, seguite da interventi di recupero del patrimonio storico, tra cui il restauro del castello. Oggi il borgo conserva una struttura urbana che permette di riconoscere ancora il suo passato medievale.

Cosa vedere a Pacentro: il fascino del centro storico

Il modo migliore per scoprire Pacentro è percorrerlo a piedi, lasciandosi guidare dalle sue stradine strette, dalle scalinate e dagli scorci che si aprono improvvisamente sulle montagne. Il centro storico è un susseguirsi di case in pietra, archi, portali antichi e piccole piazze, elementi che raccontano una storia fatta non soltanto di famiglie nobiliari e fortificazioni, ma anche della vita quotidiana di generazioni di abitanti. Tra le costruzioni più caratteristiche si incontrano dimore storiche, edifici religiosi e testimonianze delle antiche attività artigianali. È proprio questa dimensione raccolta a rendere piacevole la visita: ogni strada sembra conservare un dettaglio da osservare e ogni angolo offre una prospettiva diversa sul paesaggio circostante. Il cuore del paese è Piazza del Popolo, uno degli spazi più rappresentativi di Pacentro, dove si affacciano alcuni dei suoi edifici più importanti.

Il Castello Caldora, simbolo di Pacentro

A dominare il borgo è il Castello Caldora, conosciuto anche come Castello Cantelmo-Caldora, una delle fortificazioni medievali più caratteristiche dell’Abruzzo. Le sue origini risalgono all’XI secolo, in epoca normanna, ma l’edificio ha subito numerose trasformazioni nel corso del tempo. Nel Quattrocento, sotto Jacopo Caldora, la struttura viene ampliata e rafforzata, assumendo un ruolo importante nel sistema difensivo della Valle Peligna. Il castello si distingue per le sue imponenti torri, che svettano sopra i tetti del centro storico e costituiscono uno degli elementi più riconoscibili del panorama di Pacentro. La fortificazione presenta un articolato sistema di mura, torri quadrangolari e torrioni cilindrici, testimonianza delle diverse fasi costruttive. Nel corso dei secoli appartenne a numerose famiglie nobiliari, tra cui i Cantelmo, gli Orsini e i Colonna. Dopo un lungo periodo di abbandono, l’edificio è stato interessato da interventi di consolidamento e restauro che ne hanno consentito il recupero. Oltre al valore storico e architettonico, il castello rappresenta uno dei punti più suggestivi del paese per ammirare il paesaggio della Valle Peligna e delle montagne circostanti.

Piazza del Popolo e la chiesa di Santa Maria Maggiore

Proseguendo la passeggiata si raggiunge Piazza del Popolo, dominata dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore, conosciuta anche come Chiesa della Misericordia. L’edificio religioso ha origini medievali, ma il suo aspetto attuale è il risultato di successive trasformazioni, in particolare dopo il terremoto del 1706. La facciata in pietra chiara, caratterizzata da tre portali e da elementi decorativi barocchi, introduce a un interno articolato in tre navate. Particolarmente interessanti sono gli stucchi della volta centrale, realizzati da Attilio De Chellis, con raffigurazioni dedicate alla vita della Vergine. All’interno si trova anche un pulpito in legno di noce, opera di artigiani di Pescocostanzo, testimonianza della tradizione della lavorazione del legno nell’entroterra abruzzese. Nella piazza si può ammirare inoltre una fontana storica con vasca ottagonale in pietra, decorata da figure scolpite. Poco distante sorge Palazzo La Rocca, edificio di origine cinquecentesca che ospita la sede municipale e spazi del Museo Civico. La struttura conserva particolari decorativi di interesse, tra cui incisioni nei lastroni del pavimento e un portale impreziosito da elementi figurativi.

Le chiese antiche e le dimore della memoria

Il patrimonio religioso di Pacentro comprende altri edifici che meritano attenzione. Tra questi la Chiesa di San Marcello, una delle più antiche del borgo, le cui origini risalgono all’XI secolo. La facciata conserva elementi medievali e una lunetta con un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, databile ai primi decenni del Quattrocento. Interessante è anche la Chiesa di San Marco, situata nella parte più esterna del centro storico e caratterizzata da una facciata rimaneggiata in stile neoromanico nel Novecento. Appena fuori dall’abitato si trova inoltre l’antico Convento dei Minori Osservanti, costruito alla fine del Cinquecento, il cui chiostro conserva un ciclo pittorico dedicato alla vita di San Francesco d’Assisi. Ma a Pacentro non sono soltanto le chiese e i palazzi nobiliari a raccontare il passato. Tra le testimonianze più particolari figura Casa Marlurita, antica abitazione legata a Maria Loreta Pacella, oggi spazio dedicato alla memoria della vita domestica di un tempo, con arredi e oggetti dell’Ottocento. Un’altra testimonianza delle attività tradizionali è l’antico Pastificio Morrone, edificio settecentesco successivamente utilizzato per la produzione della pasta e trasformato in spazio museale con macchinari storici. Luoghi che permettono di avvicinarsi alla dimensione quotidiana del borgo, fatta di mestieri, abitudini e tradizioni tramandate nel corso delle generazioni.

La Corsa degli Zingari, una tradizione che attraversa i secoli

Tra gli elementi più caratteristici dell’identità culturale di Pacentro spicca la Corsa degli Zingari, una manifestazione tradizionale che si svolge in onore della Madonna di Loreto, generalmente la prima domenica di settembre. Nonostante il nome storico, la manifestazione non è una competizione riservata alla comunità rom, ma una corsa rituale legata alla tradizione religiosa e popolare del paese. I partecipanti affrontano a piedi nudi un percorso particolarmente impegnativo, partendo dalle pendici del colle Ardinghi e raggiungendo la chiesa dedicata alla Madonna di Loreto, dopo aver attraversato un terreno ripido e accidentato. Secondo una leggenda, la corsa sarebbe stata utilizzata anche dal condottiero Jacopo Caldora per individuare uomini particolarmente resistenti da arruolare nel proprio esercito. Le origini precise della manifestazione, tuttavia, non sono accertate, mentre la tradizione è documentata attraverso testimonianze orali e scritte degli ultimi due secoli. Il vincitore riceve simbolicamente un palio, un taglio di stoffa che in passato veniva utilizzato per confezionare un abito nuovo. La manifestazione rappresenta ancora oggi uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità, un momento nel quale devozione, identità locale e memoria collettiva si incontrano. Un’altra iniziativa legata alla storia del paese è la rievocazione del Matrimonio dei Caldoreschi, dedicata alle nozze tra Jacopo Caldora e Medea d’Evoli. Attraverso costumi, rappresentazioni e iniziative culturali, il borgo rievoca atmosfere e vicende del proprio passato medievale.

Pacentro e la Maiella, tra sentieri e paesaggi montani

Oltre al patrimonio storico, Pacentro offre numerose possibilità agli amanti della natura. Il paese si trova infatti all’interno del Parco Nazionale della Maiella, un territorio caratterizzato da montagne, boschi, vallate e una ricca biodiversità. Dal borgo e dai suoi dintorni partono itinerari escursionistici di diversa difficoltà, adatti a chi desidera scoprire il paesaggio montano attraverso passeggiate e trekking. Tra le mete di interesse, da non perdere, ci sono il Passo San Leonardo, punto di accesso a diversi percorsi naturalistici, nei pressi del quale si trova anche l’Eremo di San Germano, piccolo edificio religioso di origine quattrocentesca. Nel territorio comunale ricade inoltre il Monte Amaro, che con i suoi 2.793 metri rappresenta la vetta più alta del massiccio della Maiella. Le escursioni verso le quote più elevate richiedono tuttavia preparazione, attrezzatura adeguata e attenzione alle condizioni meteorologiche, soprattutto durante i mesi più freddi. Per chi preferisce invece attività meno impegnative, il territorio offre comunque l’opportunità di godere dei panorami, osservare la vegetazione e scoprire le testimonianze della tradizione pastorale, tra cui le caratteristiche costruzioni in pietra a secco conosciute come thòlos.

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