Sei punti in cinque partite: è il bilancio di ottobre per i biancorossi, che chiudono il mese con una vittoria, tre pareggi e una sconfitta. A questi numeri si aggiunge l’eliminazione dalla Coppa Italia di Serie C per mano del Potenza, che ieri ha battuto il Crotone 4-2 e ora guida il girone C con sette punti di vantaggio. Il Bari resta secondo, ma la distanza comincia a farsi sentire. Mancano sette partite al giro di boa e, sul campo, servono risposte.
Il pareggio con la Scafatese è il terzo segno X consecutivo, dopo quelli con Crotone e Casertana. Nelle ultime quattro partite sono arrivati tre pareggi e una sconfitta, con tre reti segnate. In campionato i gol sono quindici in dodici giornate, un dato che racconta la fatica a costruire e a tirare in porta. Con l’eccezione della trasferta di Altamura, la squadra ha faticato a creare occasioni in quasi tutte le altre gare. Anche con la Scafatese, nel secondo tempo, i pugliesi sono stati quasi sempre avanti senza rendersi pericolosi, esponendosi ai contropiedi.
Rastelli aveva provato a cambiare qualcosa. In impostazione la presenza di Prisco e Mendicino offriva più linee di passaggio, e senza palla si è vista una maggiore aggressività, con molti uomini a pressare la manovra della Scafatese anche a costo di lasciare i centrali in parità numerica. Nei primi minuti ha funzionato: in più di un’occasione i galletti hanno recuperato palla e sono stati subito pericolosi. Dopo un’ottima prima mezz’ora, però, è venuta meno la lucidità, e la ripresa, ha ammesso lo stesso Rastelli, non è stata giocata da squadra. Il reparto più in difficoltà è difficile da indicare, ma la sensazione è che il Bari soffra soprattutto a centrocampo, dove si fatica a garantire passo e velocità. Non sarebbe solo una questione di qualità tecnica, anche se Maggiore e Mendicino sono apparsi in affanno, ma di impatto e presenza. La squadra appare troppo lunga, con le linee distanti e senza un collante.
Per ora la società non pensa a rivoluzioni. Si va avanti con Rastelli, nonostante l’involuzione delle ultime settimane, e la fiducia arriva anche dalla squadra. Nel dopopartita Mogos si è lasciato andare a un inequivocabile: “il mister non si tocca”. Non sembra, dunque, uno scollamento tra spogliatoio e allenatore, ma qualcosa che non va c’è. Le colpe, si legge, vanno condivise con il direttore generale Pierpaolo Marino, che in estate ha ricostruito la squadra dopo la retrocessione in Serie C. La sfida di lunedì prossimo con il Picerno potrebbe diventare determinante: un’altra brutta prova potrebbe cambiare lo stato delle cose.