Ogni anno in Italia si registrano circa 500mila infezioni correlate all’assistenza sanitaria ospedaliera, un terzo delle quali provocate da microrganismi resistenti agli antibiotici. Un’emergenza che costa al Servizio sanitario nazionale 783 milioni di euro all’anno e che vede il nostro Paese al primo posto in Europa per incidenza e mortalità legate all’antibiotico-resistenza, con quasi 12mila decessi annui, pari a circa un terzo del totale europeo. Sono i dati presentati durante il convegno “Le infezioni in sanità”, organizzato al Ministero della Salute, che ha riunito esperti e rappresentanti delle istituzioni per affrontare una delle principali criticità del sistema sanitario.
Secondo le stime illustrate, la prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza nei reparti ospedalieri per acuti oscilla tra il 6 e l’8%, mentre nelle terapie intensive può raggiungere il 20%. Numeri che evidenziano la necessità di rafforzare le misure di prevenzione, soprattutto nei reparti che accolgono pazienti in condizioni cliniche più delicate. A preoccupare è in particolare la diffusione di batteri resistenti agli antibiotici, che possono rendere più complessa la gestione delle infezioni e limitare l’efficacia dei trattamenti disponibili.
“L’antimicrobico-resistenza è la principale criticità che il Ssn si trova a dover fronteggiare”, spiegano Francesca De Plato, responsabile di Farmacia ospedaliera della Asl di Teramo, e Roberto Lombardi, già Ispesl e Inail, del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Università Federico II di Napoli. Secondo gli specialisti, le conseguenze possono andare oltre l’infezione stessa, aggravando le condizioni di salute dei pazienti e ostacolando interventi terapeutici necessari per altre patologie. Tra i fattori che contribuiscono alla diffusione dei microrganismi resistenti figura anche l’utilizzo eccessivo o non appropriato degli antibiotici. La pressione esercitata sui batteri, unita alla loro capacità di adattamento, favorisce infatti la comparsa di ceppi sempre più difficili da trattare. Gli esperti sottolineano che una parte consistente delle infezioni correlate all’assistenza potrebbe essere prevenuta attraverso il rispetto delle procedure igienico-sanitarie, il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza e un impiego più appropriato delle terapie antibiotiche.
Al centro del confronto anche l’approccio “One Health”, che considera strettamente collegate la salute umana, quella animale e la tutela dell’ambiente, con l’obiettivo di contrastare la diffusione dell’antibiotico-resistenza attraverso interventi coordinati. Sul fronte delle cure, un passo avanti è rappresentato dall’accesso ai cosiddetti antibiotici “Reserve”, medicinali destinati al trattamento di infezioni sostenute da batteri multiresistenti. “Dal 2025 sono inseriti a pieno titolo all’interno del Fondo dei farmaci innovativi”, ha ricordato Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Commissione Affari sociali e Sanità della Camera dei Deputati, spiegando che questa decisione avrebbe consentito di mettere a disposizione dei clinici sei o sette molecole aggiuntive rispetto al passato.
La disponibilità di nuovi farmaci, tuttavia, non è sufficiente ad affrontare il problema. Secondo Ciocchetti è necessario intervenire anche sulla qualità delle strutture sanitarie, sulla pulizia degli ambienti e sull’adozione di misure capaci di ridurre il rischio di trasmissione delle infezioni. Tra le possibili strategie sono stati indicati l’impiego di materiali antibatterici nei reparti più critici e un maggiore utilizzo dell’intelligenza artificiale per supportare l’identificazione tempestiva dei microrganismi responsabili delle infezioni. Il quadro emerso dal convegno richiama quindi la necessità di agire su più fronti: prevenzione, appropriatezza delle prescrizioni, nuove possibilità terapeutiche e formazione del personale sanitario. Interventi considerati fondamentali per contenere un fenomeno che continua ad avere conseguenze rilevanti sulla salute dei pazienti e sui costi del sistema sanitario italiano.
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