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Bari, all’università tasse fino a 2.600 euro per gli studenti stranieri: “Diritti smantellati”

Questa mattina la protesta

Pubblicato da: redazione | Mar, 3 Novembre 2026 - 13:21
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Tasse universitarie fino a 2.600 euro all’anno per gli studenti stranieri. È quanto denuncia Cambiare Rotta, il collettivo studentesco che oggi, 3 novembre, ha protestato davanti al rettorato dell’Università degli Studi di Bari contro i nuovi criteri di contribuzione. Secondo quanto riferito dagli attivisti, il calcolo delle tasse non sarebbe più legato alla situazione reddituale degli iscritti, ma al Paese di provenienza e al relativo PIL pro capite. Una modifica che, denunciano gli studenti, rischierebbe di compromettere la prosecuzione del percorso universitario di numerosi giovani provenienti dall’estero.

“Da questo momento il calcolo delle tasse non terrà più conto del reddito, calcolato in Italia e che tiene conto della condizione materiale che vivono gli studenti, bensì sul Paese di provenienza e sul PIL procapite”, spiegano gli attivisti di Cambiare Rotta, contestando una decisione che potrebbe comportare un significativo aumento dei contributi universitari. Secondo il collettivo, la governance dell’Ateneo avrebbe motivato il provvedimento con la necessità di contrastare presunti abusi nell’accesso alle esenzioni dal pagamento delle tasse. Una giustificazione respinta dagli studenti, che parlano di una misura destinata a penalizzare soprattutto gli iscritti economicamente più fragili.

“Questa manovra è stata giustificata dalla governance universitaria come lotta a presunti “abusi” da parte di questi studenti che avrebbero beneficiato di una astensione al pagamento delle tasse, a detta del prorettore, ingiusta nei confronti degli studenti locali”, denunciano i manifestanti. Nel mirino del collettivo finiscono anche le rappresentanze studentesche negli organi universitari, accusate di non essersi opposte al provvedimento. Cambiare Rotta contesta infatti l’astensione dal voto sulla decisione, ritenendo che abbia contribuito a consentirne l’approvazione. La protesta si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà legate al diritto allo studio, già al centro delle recenti mobilitazioni degli universitari baresi. Tra le principali criticità segnalate figurano la carenza di posti negli studentati pubblici, i ritardi nell’assegnazione degli alloggi e nell’erogazione delle borse di studio, oltre alle difficoltà economiche affrontate dagli iscritti fuori sede. “Quest’anno anche accedere al posto allo studentato sembra essere diventato un lusso”, sostengono gli studenti, ricordando le precedenti iniziative di protesta organizzate presso la sede dell’Adisu e la Regione Puglia. Durante quelle mobilitazioni, secondo quanto riferito dal collettivo, sarebbero emerse situazioni particolarmente delicate, soprattutto tra gli studenti stranieri. Alcuni rischierebbero di perdere il proprio alloggio a causa della carenza di posti disponibili e dei tempi necessari per lo scorrimento delle graduatorie.

“Durante il percorso mobilitativo che abbiamo portato avanti alla sede dell’Adisu e alla Regione Puglia ci siamo interfacciati anche con studenti stranieri, molti dei quali sotto sfratto a causa dei continui tagli agli studentati pubblici e i lunghi scorrimenti”, spiegano gli attivisti. Tra i casi segnalati ci sarebbero anche giovani provenienti da Paesi interessati da conflitti, per i quali studiare in Italia rappresenterebbe l’unica possibilità di proseguire la formazione universitaria. Secondo Cambiare Rotta, la governance dell’Ateneo non sarebbe stata inizialmente a conoscenza di alcune di queste situazioni, portate alla sua attenzione attraverso le sollecitazioni degli studenti. Alle difficoltà abitative si aggiungono quelle relative all’organizzazione della didattica. Il collettivo denuncia aule sovraffollate, carenza di spazi e corsi distribuiti in sedi differenti, citando il caso del Forpsicom, le cui attività sarebbero dislocate in tre plessi. Tra le criticità indicate figurano anche i ritardi nell’erogazione delle borse di studio e i precedenti aumenti della contribuzione universitaria per gli iscritti con un ISEE superiore a 50mila euro.

“Il diritto allo studio per gli studenti stranieri, con questa ultima manovra, sarà dunque ufficialmente smantellato”, affermano gli attivisti, accusando l’Università di alimentare contrapposizioni tra studenti italiani e stranieri anziché intervenire sulle difficoltà comuni. La mobilitazione arriva a pochi giorni dallo sciopero generale del 30 ottobre, che ha visto scendere in piazza a Bari studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo e lavoratori per rivendicare maggiori investimenti nell’istruzione e nei servizi pubblici. Cambiare Rotta annuncia l’intenzione di proseguire la protesta contro i nuovi criteri di tassazione e le difficoltà di accesso ai servizi universitari. “Siamo pronti a riprenderci il nostro diritto allo studio”, ribadiscono gli studenti, chiedendo interventi che garantiscano la possibilità di frequentare l’università indipendentemente dalle condizioni economiche e dal Paese di provenienza.

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