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Bari, non solo Pet: all’oncologico manca anche la brachiterapia. “Pazienti costrette a curarsi fuori”

Si allarga la polemica del FdI che già negli scorsi giorni aveva denunciato alcune questioni relative alla struttura

Pubblicato da: redazione | Ven, 6 Novembre 2026 - 14:55
Foto Facebook Istituto Tumori 'Giovanni Paolo II' Bari - IRCCS

Non solo la Pet e il reparto di Medicina nucleare, ma anche la brachiterapia, trattamento utilizzato nella cura di alcuni tumori ginecologici. Si allarga la polemica sui servizi dell’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari. A sollevare ancora una volta il caso sono i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia che, dopo aver denunciato la mancata disponibilità della Pet nonostante i 26 milioni di euro destinati all’ampliamento della struttura e alla Medicina nucleare, segnalano ora anche l’assenza della brachiterapia.

La nuova denuncia arriva a seguito di alcune segnalazioni che, secondo gli esponenti di Fratelli d’Italia, sarebbero giunte direttamente da donne affette da tumori ginecologici, impossibilitate a sottoporsi alla brachiterapia presso l’istituto barese. “Ci viene segnalato, da donne ammalate di tumore ginecologico, la mancanza anche della brachiterapia per cui sono costrette ad andare a Taranto, Lecce, San Giovanni Rotondo, ma anche fuori regione come a Rionero in Vulture, al Gemelli di Roma e all’Istituto Oncologico di Milano”, denunciano i consiglieri regionali. Secondo il gruppo, anche per questo servizio sarebbe stato previsto in passato un progetto che, tuttavia, non avrebbe avuto seguito. Una circostanza sulla quale vengono chiesti ulteriori approfondimenti, soprattutto alla luce delle difficoltà che gli spostamenti possono comportare per persone già impegnate in percorsi terapeutici complessi.

La vicenda si aggiunge a quella sollevata nella giornata di ieri dal presidente del gruppo regionale di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, dopo un sopralluogo all’Oncologico barese. Al centro delle prime contestazioni era finita l’assenza della Pet, apparecchiatura diagnostica utilizzata in ambito oncologico, e di un reparto di Medicina nucleare pienamente operativo. Secondo quanto denunciato dai consiglieri, i pazienti in cura al Giovanni Paolo II sarebbero costretti a prenotare gli esami al Policlinico di Bari, facendo i conti con le liste d’attesa, oppure a rivolgersi a strutture di Brindisi, San Giovanni Rotondo, Barletta e altre città, anche fuori regione. Una situazione che Fratelli d’Italia considera particolarmente grave alla luce dei circa 26 milioni di euro che, secondo quanto riferito dal gruppo, sarebbero disponibili per l’ampliamento della struttura e la realizzazione del servizio di Medicina nucleare, comprensivo dell’acquisto della Pet.

“Vergognoso se solo si pensa che ci sono 26 milioni di euro a disposizione non utilizzati”, affermano gli esponenti del partito. I consiglieri riferiscono inoltre di aver appreso dell’esistenza di una convenzione tra l’Oncologico e il Policlinico di Bari che prevederebbe l’impiego di medici universitari presso l’istituto per alcune prestazioni. Un accordo sul quale chiedono chiarimenti, domandandosi perché tali attività non possano essere svolte direttamente dal personale medico dell’Irccs. Pagliaro racconta anche di aver tentato personalmente di ottenere informazioni sulla prenotazione di una Pet rivolgendosi al Cup dell’istituto.

“Noi stessi ieri, improvvisandoci cittadini semplici, abbiamo chiesto al CUP di prenotare una PET e ci è stato risposto che non solo la PET non c’era, ma bisognava prenotare l’esame dall’esterno. Assurdo!”, riferisce il presidente del gruppo. Le contestazioni arrivano in un momento delicato per l’Oncologico barese, dopo la sospensione cautelare e il successivo passo indietro del direttore generale Tommaso Stallone, che ha rassegnato le dimissioni per motivi personali. Secondo Fratelli d’Italia, la vicenda rende necessario un approfondimento complessivo sulle scelte gestionali dell’istituto e sullo stato dei progetti destinati a potenziarne i servizi. A sollecitare risposte sono Paolo Pagliaro e i consiglieri regionali Tonia Spina, Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro e Giampaolo Vietri.

“A questo punto chiediamo al presidente della Commissione Sanità, Felice Spaccavento, di convocare immediatamente l’audizione richiesta perché è indispensabile che l’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, dia risposte non solo a noi, ma ai malati di tumore pugliesi che meritano di essere curati in Puglia nel migliore degli Istituti Tumori, visto che lo abbiamo”, concludono i consiglieri.

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